storia

Isole dell’Egeo

Fin dall’inizio della guerra, la Regia Marina aveva sviluppato piani per il forzamento dei Dardanelli in modo da costringere la meno preparata flotta turca a una battaglia risolutiva, tuttavia le analisi avevano concluso che l’utilizzo di navi maggiori (corazzate e incrociatori) avrebbe comportato gravi danni alle navi e perdite stimate di circa 2 000 uomini, quindi il piano era stato sospeso. Il languire delle trattative diplomatiche indusse però la Regia Marina a riprendere il progetto nel luglio 1912 per eseguire un’azione dimostrativa negli stretti che, indipendentemente dai risultati, si sarebbe riflessa sul piano politico. Si decise di impiegare le torpediniere della 3ª squadriglia (Spica, Centauro, Perseo, Astore, Climene) agli ordini del capitano di vascello Enrico Millo, che elaborò i piani a Roma in collaborazione con il contrammiraglio Emanuele Cutinelli Rendina (sottocapo di Stato maggiore della Regia Marina), mentre in Egeo gli unici a conoscere la natura della missione erano gli ammiragli Viale e Corsi[174]. L’isola di Strati fu selezionata come base logistica per l’azione, l’appoggio indiretto sarebbe stato fornito dall’incrociatore Vettor Pisani e dai cacciatorpediniere Borea e Nembo.

Il trattato di Losanna, quindi, non prevedeva “la sovranità piena ed intera del Regno d’Italia” sulla Tripolitania e la Cirenaica, così come dichiarato unilateralmente dall’Italia con Regio decreto n. 1247 del 5 novembre 1911, convertito in legge il 23 e il 24 febbraio 1912[110], bensì la sola amministrazione civile e militare – una sorta di protettorato – su un territorio che giuridicamente restava a far parte dell’Impero ottomano.

Al trattato venne data piena e intera esecuzione con legge n. 1312 del 16 dicembre 1912, che ne riportava il testo per intero, in lingua francese[188].

La restituzione delle isole dell’Egeo, che l’Italia subordinò al ritiro totale delle truppe ottomane dalla Libia, non venne attuata e l’occupazione delle isole proseguì fino agli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale.

La piena sovranità italiana sulla Tripolitania, la Cirenaica e il Dodecaneso venne riconosciuta con un secondo trattato di Losanna, sottoscritto da tutte le potenze dell’Intesa e la Repubblica di Turchia, il 24 luglio 1923.

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L’obsolescenza dell’uomo

′′ L’ Obsolescenza dell’uomo “🔺 ′′ Per soffocare in anticipo ogni rivolta, non bisogna agire violentemente. … Basta creare un condizionamento collettivo talmente potente che l’idea stessa di rivolta non verrà nemmeno più alla mente degli uomini.🔺 L ‘ ideale sarebbe formattare gli individui fin dalla nascita limitando le loro abilità biologiche innate. In secondo luogo, si prosegue il condizionamento riducendo drasticamente l’istruzione, per riportarla ad una forma di inserimento professionale. Un individuo ignorante ha solo un orizzonte di pensiero limitato e più il suo pensiero è limitato a preoccupazioni mediocri, meno può ribellarsi. Occorre garantire che l’accesso alla conoscenza diventi sempre più difficile ed elitario. Che il divario si aggravi tra il popolo e la scienza, che le informazioni destinate al grande pubblico siano anestetizzate da qualsiasi contenuto sovversivo.🔺 Soprattutto niente filosofia. Anche in questo caso bisogna usare la persuasione e non la violenza diretta: diffonderemo massicciamente, attraverso la televisione, intrattenimento lusinghiero sempre l’emotivo o l’istintivo. Faremo gli spiriti con ciò che è inutile …..evitare che lo spirito pensi. Metteremo la sessualità in prima fila negli interessi umani.🔺 In generale si farà in modo di bandire la serietà dell’esistenza, di trasformare in derisione tutto ciò che ha un valore elevato, di mantenere una costante apologia della leggerezza; in modo che l’euforia della pubblicità diventi lo standard felicità umana e modello di libertà. 🔺 L ‘ uomo di massa, così prodotto, deve essere trattato come quello che è: un vitello e deve essere sorvegliato come deve essere un gregge. Tutto ciò che permette di addormentare la sua lucidità è socialmente buono, ciò che minaccia di svegliarla deve essere ridicolizzato, soffocato, combattuto. Ogni dottrina che mette in discussione il sistema deve essere prima designata come sovversiva e terrorista e chi la sostiene dovrà poi essere trattato come tale

“Fonte:Günther Anders filosofo tedesco ” L’ Obsolescenza dell’uomo ” 1956

riportato su Facebook da Anna Rossi

libri

Biblioteca Ariostea

Invito alla letturamercoledì 1 dicembre 2021 ore 17

Bassani. Poesie complete

Presentazione del libro curato da Anna Dolfi

Dialogano con la curatrice Alberto Bertoni, Portia Prebys, Gino Ruozzi e Gianni Venturi
Le Poesie complete rappresentano una svolta nel percorso editoriale e critico delle liriche dell’autore ferrarese, ponendosi come punto di riferimento fondamentale per i lettori e per gli studiosi. È una sorta di “magico scrigno”, come scrive Paola Bassani nella sua Premessa, questa raccolta che dischiude l’opera poetica completa di una delle voci più significative e originali del nostro secondo Novecento. Opera poetica che per conoscere Giorgio Bassani è necessario leggere, accanto al Romanzo di Ferrara, e che è altrettanto importante, impegnata, coinvolgente dei suoi testi in prosa. In rima (negli anni giovanili, che precedono la pubblicazione dei romanzi) e senza rima (in forma di epitaffio, in quelli che li seguono), i suoi versi, con crescente intensità, ci parlano dell’io e di quanto lo circonda, restituendo città, paesaggi, memorie familiari, frammenti di storia collettiva, inquietudini esistenzial i. Il poeta assume su di sé il compito di testimoniare un mondo sepolto nelle forme di uno straordinario e inusuale spoon river. Il volume, affidato ad Anna Dolfi, la maggiore studiosa di Giorgio Bassani, ne offre l’intera opera poetica, secondo l’ultima sistemazione voluta dall’autore, con l’aggiunta distinta di alcune sezioni del tutto inedite o disperse. Ad accompagnare il corpus poetico, la storia delle singole raccolte, notizie sui testi, un commento capillare che ricostruisce la fitta trama delle letture, dei rapporti, dei significati di un complesso e coltissimo mondo lirico. “Pochi scrittori,” suggerisce Anna Dolfi nella sua accurata e appassionata Introduzione, “sono così coerenti eppure così felicemente nuovi come Bassani, capaci, soprattutto in poesia, di mutare registro e modelli.” 

Bassani Poesie complete – invito

Conferenze e Convegnigiovedì 2 dicembre 2021 ore 17

Dante tra Ulisse e Adamo: alle frontiere del proibito (Inf. XXVI – Parad. XXVI)

Conferenza di Gardenio Granata

La Sacra Scrittura (Eccl. XXIV,1,5) aveva lodato il desiderio di conoscenza: si rifletta su questo passo del commento latino di Benvenuto da Imola: «et […]potius eligit vivere gloriose per paucum tempus quam diu ignominiose». Nel medioevo cristiano l’aggettivo “sapiens” non implicava di necessità un giudizio morale esclusivamente positivo. L’affermazione posta da Dante all’inizio del Convivio presuppone una fondamentale distinzione tra “vera sapienza”, rivolta a Dio e la “vana sapienza” intesa quale “inanis scientia” innescante una “curiositas” già invisa ai Padri della Chiesa e ai teologi “scolastici”. Siamo al cospetto di quella “sapientia mundi” che San Paolo apostrofa come “stultitia apud Deum” (I, Ad Corinthios, III, 19). L’antico eroe omerico, incarnerebbe per Dante le contemporanee figure dei “sapientes mundi” legati più o meno manifestamente a quell’averroismo radicale già avvertito nei suoi difettivi sillogismi. Emblematico il naufragio del Laerziade:  Ulisse è davvero “Nessuno” in un mondo «sanza gente» (abitato da anime e non da corpi), e alla stregua d’un qualsiasi improvvido “turista” ha voluto avventurarsi senza guida. Dante proseguirà per lui. Il nuovo itinerario è solo quello della mente verso Dio. Per il grande Fiorentino è il commiato dal vecchio se stesso, le cui spoglie restano nell’Inferno punite in Ulisse per una “libido sciendi” troppo umana e “mondana”. La conoscenza «de li vizi umani e del valore» è agevolmente assimilabile a quella “del bene e del male” e finisce con il riproporre Ulisse nella figura di Adamo, nel peccato origin ario della conoscenza quale sfida a Dio. La parola”gustare” transita nel testo dantesco, dove  sembra evocare la risonanza di un altro “gustare” dagli effetti rovinosi, quello di Adamo in due occorrenze del paradiso: «Or, figliuol mio, non il gustar del legno / fu per sé la cagion di tanto essilio, / ma solamente il trapassar del segno» (XXVI, 115-117); Tali parole non possono non richiamare alla mente la figura di Ulisse: il limite fissato alle possibilità conoscitive dell’uomo è stato divelto da personaggi assai diversi ma coinvolti entrambi nella stessa folle brama di conoscere le radici del “bene e del male”; ambedue incarnazioni proiettive di una filosofia che aveva calamitato nella sua sfera d’influenza anche il giovane Dante per il tramite del solito “grande assente” della Commedia, quel Guido Cavalcanti seguace dell’averroismo radicale, vale a dire il pensiero tutt o orientato verso una “mundana sapientia” integralmente scevra da prospettive escatologiche. Adamo e Ulisse hanno voluto essere “sicut dii”;  troppo calati nella corta vista umana, Ulisse diviene per quei muti frati di “cento milia perigli” quel che la demoniaca serpe è stata per Adamo, e quest’ultimo, con il suo trapassar del segno, ha fatto naufragare l’intera umanità nel mar “sì crudele” delle sventure e del dolore, greve eredità per i figli dell’uomo…
Per il ciclo “DANTE 700”, in collaborazione con il Servizio Biblioteche e Archivi

Scarica il programma completo DANTE 700 Programma completo

Incontro con l’autorevenerdì 3 dicembre 2021 ore 17

Hip-hop philosophy. Educare alla creatività con il rap

Presentazione del libro di Manuele Simoncini

Edizioni La Carmelina, 2021

Trentatré anni, educatore, Manuel Simoncini in arte Kyodo, è un rapper molto popolare in Emilia, ma non solo. Ex membro della crew bolognese hip hop Fuoco negli Occhi, ha cominciato ad accostarsi al rap da quando aveva 17 anni e da allora ha dato un notevole contribuito per la diffusione della cultura hip hop e crede molto nel rap come strumento di apprendimento.
Rap. Molti conoscono questo genere musicale, in pochi sanno essere l’acrostico di Rhythm And Poetry: Ritmo e Poesia. In questo scritto Manuel Simoncini cerca di descrivere i “Laboratori HipHop Philosophy” che tiene da anni in maniera dettagliata da più punti di vista, alternando parti progettuali a riflessioni sulla creatività.
A cura del Consorzio Eventi Editoriali

Incontro con l’autoremartedì 7 dicembre 2021 ore 17

Distillare o essere distillati. Storia del prof. Emanuel Merdinger, dalla Bucowina a Ferrara, dai campi di concentramento agli USA

Presentazione del libro di Carlo Magri e Francesco Paparella

Edizioni La Carmelina, 2021
Moderazione e ospiti a cura del Consorzio Eventi Editoriali
Emanuel Merdinger, nacque nel 1906 a Suceava in Bucovina, regione allora parte dell’Impero austro-ungarico, si laureò nel 1931 in farmacologia all’Università di Praga. Venne a Ferrara dove conseguì presso l’Università nel 1934 e 1935, le lauree in Farmacia e Chimica. Qui divenne anche docente, oltre che personaggio conosciutissimo in città dove strinse un rapporto fraterno con la famiglia Paparella. Di religione ebraica, costruì però ottimi rapporti con la chiesa cattolica. Il 20 maggio del 1940 venne cacciato dall’Italia e finì nei campi di concentramento delle sue zone d’origine, prima prigioniero dei tedeschi poi dei russi. Grazie alla sua furbizia, intelligenza e alla valente attività di chimico e suonatore di violino, fra cento peripezie narrate come in un film, si salvò. Tornò a Ferrara nel 1945, nella città che ormai lui considerava una seconda patria, ma nel 1947 an dò negli Stati Uniti dove divenne un ottimo ricercatore universitario. Morì nel 1997 con Ferrara nel cuore ma essendo un ricordo lontano la città lo ha dimenticato.

Invito alla letturagiovedì 9 dicembre 2021 ore 17

Il nuovo numero de l’Ippogrifo, sulle ali della scrittura

Presentazione della rivista a cura della Redazione e del Direttivo Gsf

Gli occhi magnetici e lampeggianti della dea Athena – opera dell’artista Marilena Azzaroli -introducono la rivista di dicembre 2021 del Gruppo scrittori ferraresi. Un nuovo volume da collezione con approfondimenti di storia della moda, interviste, racconti horror, recensioni, saggi, racconti e poesie inediti. Alla redazione de l’Ippogrifo si aggiunge la firma di Chiara Marchesin, studentessa universitaria, con la sua rubrica Telefono senza fili, una proposta singolare per conoscersi meglio attraverso i libri e le letture; con lei in questo numero altre due giovanissime: Jessica Lenzerini e di Miriam Beccari. Poter affiancare voci promettenti e fresche alle autrici e agli autori affermati della rivista, in un dialogo tra generazioni, rappresenta l’inestimabile ricchezza del Gsf, che unisce sc rittori da 12 ai 90 anni.
A cura del Gruppo scrittori ferraresi

Incontro con l’autorevenerdì 10 dicembre 2021 ore 17

​Album di famiglia. Sessant’anni di vita ferrarese

Presentazione del libro di Marco Turchi

Faust Edizioni, 2021
Ne parlerà con l’Autore Antonella Guarnieri, storica e referente del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara.
Con la partecipazione di Riccardo Modestino, professore dell’Università di Ferrara e prefatore del volume.
Un affresco della storia di Ferrara degli ultimi sessant’anni, in cui emergono i personaggi e le vicende dei colleghi di studio, di lavoro e di esperienza politica e culturale di Marco Turchi. Gli affetti, le amicizie, i viaggi rivivono così nella memoria dell’autore. Chi lo ha conosciuto e frequentato potrà forse riconoscersi in alcune ‘fotografie fatte di parole’ di questo Album di Famiglia che è, anche, un Album della Città. “Chi si avvicinerà a quest’opera potrà cogliere, attraverso un’autobiografia, come Ferrara sia certamente uno di quei luoghi più belli che, senza saperlo, ci portavamo dentro e a cui un giorno, per caso o attraverso l’intercessione di un narratore, approdiamo. Ma come ci siamo arrivati e cosa abbiamo trovato dipende solo da noi, da come leggiamo quel luogo, dalla nostra predisposizione ad accoglierlo dentro gli occhi e l’anima” (dalla prefazione di Riccardo Modestino).
Marco Turchi (Ferrara, 30 novembre 1950). Terminati gli studi liceali nella città natale, si laurea in filosofia a Firenze nel 1974 e in sociologia a Urbino nel 1976. Inizia a lavorare nei servizi psichiatrici di Perugia e poi di Ferrara, assumendone la responsabilità quale componente del Comitato di Gestione dell’USL 31 dal 1981 al 1989. Successivamente riveste incarichi dirigenziali nell’Amministrazione Provinciale, in Comune e all’ACER. Il suo sogno è riportare alla fruizione pubblica la magnifica, e per certi versi unica, biblioteca dell’ex ospedale psichiatrico della città. Nella collana di Storia di Faust Edizioni ha pubblicato “Carmen Capatti. Una vita per gli altri” (2019), in collaborazione con Daniele Civolani.

Conferenze e Convegnilunedì 13 dicembre 2021 ore 17

​Medicina Cinese: tra Filosofia, Conoscenza e Mito – dove l’invisibile e più importante del visibile

Conferenza di Carla Pola

Introduce Marcello Girone Daloli
La visione del mondo è da sempre una percezione condizionata da esperienze e interpretazioni, eventi culturali e socio politici. Quali condizioni quindi hanno determinato i modelli analogici che noi osserviamo oggi nella cultura medica cinese? Che aiuto ha potuto dare il modello numerologico nell’elaborazione delle formule interpretative? Quanto sono importanti le osservazioni del comportamento degli animali e la profonda conoscenza della natura in tutte le sue manifestazioni nell’elaborazione delle risposte alla disarmonia? Ci addentreremo in questo habitat ancora nuovo per noi e analizzeremo il concetto di  malattia e prevenzione, incontreremo le storie degli imperatori mitici con le loro intuizioni, le loro scoperte e le loro grandi imprese ingegneristiche, belliche e sanitarie. Cercheremo di intuire il divenire dei millenni e trarne, se possibile, ispirazione per il nostro quotidiano.
Carla Pola, naturopata, insegnante e operatore Shiatsu dal 1993, per dieci anni presidente della Commissione Esami Nazionali della Federazione Italiana Shiatsu insegnanti e operatori, iscritta al MISE. Insegna Shiatsu, Medicina Cinese Classica e Arti di Lunga Vita: Tai Chi, Pa Kua e Qi Gong Stile Fu. Studiosa della raffinata cultura cinese, sia delle arti marziali che dei testi classici della Medicina Cinese, nel 2000 ha fondato e dirige la Scuola Sei Do – Quiete e Movimento:  Arti energetiche per la salute. http://www.sei-do.it

Scarica la locandina  Incontri con la spiritualità applicata 2021-2022

Conferenze e Convegnimartedì 14 dicembre 2021 ore 17

Il fascino dell’antica strega (Purg. XIX)

Conferenza di Gardenio Granata

L’esperienza onirica dell’ “agens”, nella quale assume una dimensione drammatica la suadente attrazione del peccato – “la femmina balba-serena” – smascherata nella sua turpe oscenità dall’intervento della “donna santa”. La “femmina balba” è una plastica allegoria di tre peccati (avarizia, gola, lussuria) dovuti allo smodato amore verso i beni terreni. La “femmina” è simbolo di una realtà umana distorta e mutilata: la balbuzie è manifestazione sensibile di un’ambiguità interiore, del nascondimento malizioso dell’errore; l’infermità visiva, che non è cecità profetica, allude all’impotenza di scorgere il vero, e quindi è indizio di falsità; le altre menomazioni accentuano una fisionomia mostruosa e degradata, sinis tramente smorta. Lo sguardo di Dante rinvigorisce le fredde membra e si sciolgono d’ogni spaventosa bruttura per assumere sembianze allettanti. L’episodio della “femmina balba” indica come il controllo razionale possa facilmente venir meno di fronte alla tentazione e quanto la dottrina di Virgilio sia limitata e fragile, qualora non venga sorretta dall’aiuto trascendente della grazia. Ella dice di aver sviato Ulisse dal suo cammino, cioè dal ritorno in patria, mediante l’incantesimo della voce, il fascino allettante delle sue promesse, le quali tanto appagano chi se ne fa schiavo che raramente può poi liberarsene. Ma cosa promette la sirena ad Ulisse? La conoscenza delle cose del mondo! Non si tratta, dunque, semplicemente del piacere sessuale, ma di un’attrazione più vasta e sottile che coinvolge la prostituzione dell’intelligenza, perché la voluttà smaniosa di sapere è già tras gressione etica, “curiositas” e “scientia mundi” fatalmente devianti. Ora Dante nel sogno viene a trovarsi nella stessa situazione di Ulisse, subisce il fascino di quella sirena non solo sessuale ma anche intellettuale. Le sirene sono i falsi beni terreni che sviano l’uomo dal suo cammino, dal ritorno nella vera patria celeste. La femmina “balba” è l’esatta antitesi della donna beata e bella che parla “soave” e “piana” e con “angelica voce”. Il suo sarà un intervento soprannaturale.  Solo la donna santa può “confondere” la sirena e indurre la guida a strapparle di dosso i drappi, mostrando dietro l’apparenza sontuosa l’orrore repulsivo del ventre.
Per il ciclo “DANTE 700”, in collaborazione con il Servizio Biblioteche e Archivi 

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Invito alla letturamercoledì 15 dicembre 2021 ore 17

Sorprese di libri

Consigli per un Natale di letture e di idee per regali rilegati

Come ogni anno, sempre e comunque da dieci anni a questa parte, i Banditi della letteratura vi daranno spunti e riflessioni sui libri letti negli ultimi mesi, grandi classici, novità, thriller, noir, fantasy, fantascienza tutto quello che può accendervi la luce della curiosità e la voglia di sfogliare alcune pagine o scorrere le schermate di un tablet.
Regalate un libro a Natale!
Vi aspettiamo numerosi e pronti a condividere con noi spunti e consigli!
A cura della Banda del libro di Ferrara

Conferenze e Convegnigiovedì 16 dicembre 2021 ore 17

Raccontare il Natale. Letture tratte da pagine natalizie di grandi scrittori

A cura di Stefano Caracciolo, Ordinario di Psicologia Clinica, Università di Ferrara

Natale è prima di tutto un racconto, una Natività annunciata e cantata dagli angeli e celebrata dai Re Magi, come si racconta nei Vangeli di Matteo e di Luca, mentre solo nei Vangeli Apocrifi compaiono il bue e l’asino. Ma quanti scrittori hanno dedicato pagine profonde e memorabili, tragiche e paradossali, festose e tristi ai giorni di Natale! La scelta è davvero sterminata. Fra gli altri potremo leggere, in ordine sparso, Giovanni Verga e il Natale tragico e beffardo di compar Menico, il Natale monzese nel primo Novecento di Carlo Dossi, la storia dell’albero di Natale del ricco Principe Labanoff nella novella di Gabriele D’Annunzio e il dono speciale di Natale che il più piccolo della famiglia trova al ritorno dalla Santa Messa, nel racconto di Grazia Deledda. Rivivremo il festeggiamento del Natale addobbando l’albero in ‘Natale sul Reno&r squo; con Luigi Pirandello, scopriremo il regalo della Volpe Rossa alla mangiatoia del Bambino raccontato da Pamela Travers, incontreremo un Natale triste sulle rive mantovane del Po per la scomparsa del cane Moschino narrato da Cesare Zavattini, le focacce calde del Natale dell’infanzia di Truman Capote. E poi la torta di Natale di Buzzati e lo spirito del Natale che vola sulla città del ‘boom’ economico, folle di rabbia per come i consumisti hanno rovinato la meravigliosa festa, le geniali e profonde meditazioni sul Natale di Giovanni Testori, il pacco di Natale richiesto con una strana lettera dal Lager di Giovanni Guareschi, il Natale di guerra degli Alpini in Russia narrato da Giulio Bedeschi e, ancora, l’insolito albero di Natale al petrolio nel deserto di Luciano Bianciardi e le bolle natalizie di Marco Lodoli, per proseguire , in ordine sparso, con  Fedor Dostojevskij (Il fanciullo presso Gesù per l’albero di Natale), O.Henry (Il Dono dei Magi), Mark Twain (Lettera di Babbo Natale alla Figlia Suzie Clemens), Italo Calvino (I Figli di Babbo Natale), Giuseppe Ungaretti (Natale), Guy De Maupassant (Racconto di Natale), Heinrich Böll (Tutti i giorni è Natale), Herman Hesse (Natale con due raccontini infantili).
Per il ciclo ANATOMIE DELLA MENTE – Conferenze dei Giovedì di Psicologia – Anno XV, in collaborazione con la Sezione di Neurologia, Psichiatria e Psicologia Clinica della Facoltà di Medicina, Farmacia e Prevenzione dell’Università di Ferrara

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Flyer Anatomie della mente anno XV

Eventivenerdì 17 dicembre 2021 ore 17

Natale con il Duo Morrighan

Mea Domina” – Musiche per Maria. Speciale concerto natalizio di Ambra Bianchi (flauto traverso) e Irene De Bartolo (arpa)

Mea Domina, Madonna, mia Signora: già in Dante e Petrarca questo titolo d’onore veniva utilizzato per rivolgersi ad una donna o per parlare di essa. Nella religione cristiana, indica inequivocabilmente la Vergine Maria, madre di Gesù. Da sempre sensibili all’universo femminile, alle sue storie e alle sue musiche, Ambra Bianchi e Irene De Bartolo raccolgono in un programma da concerto una serie di brani intitolati, ispirati e dedicati a Maria, giovane donna di Nazareth, sposa, madre di Dio e importante figura rispettata dalle tre religioni monoteiste, ma anche Maria come donna comune.
Un nome semplice, eufonico, dal suono dolce. Maria sembra avere un’aura mistica e magica, rappresenta una dimensione spirituale che sovrasta l’aspetto terreno e materiale fonte di ispirazione di compositori di ogni epoca e genere. In questo particolare omaggio musicale, le composizioni scritte per organici strumentali e vocali, che spaziano dal liturgico all’opera lirica, dalla canzone al pop, dal musical al folklore, vengono raccolte e rielaborate in modo personale, con arrangiamenti originali dal Duo Morrighan, adattando il materiale sonoro agli infiniti colori del flauto e dell’arpa.

In collaborazione con il Servizio Biblioteche e Archivi

Scarica il flyer  
Duo Morrighan

Invito alla letturasabato 18 dicembre 2021

LEGGERMENTE. Gruppo di lettura dedicato alle “discipline della mente”

“Il gene egoista, di Richard Dawkins”

Noi siamo «macchine da sopravvivenza, robot semoventi programmati ciecamente per preservare quelle molecole egoiste note sotto il nome di geni». È questa la rivoluzionaria ottica con cui Dawkins ha insegnato ai biologi di tutto il mondo a rileggere le teorie darwiniane.
Il gene egoista è rivolto a chiunque si chieda qual è il posto dell’uomo nell’universo: un saggio imprescindibile che riesce a semplificare e rendere comprensibili complicati concetti scientifici.
Partecipazione libera e gratuita, previa iscrizione. Info e iscrizioni: Carla Fiorini (c.fiorini@edu.comune.fe.it tel. 0532-418201 – 418202)
In collaborazione con il Servizio Biblioteche e Archivi


ARCHIBIBLIO WEB TV
Il canale YouTube per assistere alle dirette o rivederle in differita  https://www.youtube.com/channel/UC1_ahjDGRJ3MgG45Pxs90Bg 


Scarica il pieghevole  ARCHIBIBLIO: Attività Culturali DICEMBRE 2021

Il programma delle attività culturali è consultabile online al seguente indirizzo: Calendario Attività culturali


Economia

Quaderni di terzapagina

L’ingenuo.

Tu sei un ingenuo perché credi che la politica possa risolvere i problemi. Cercare oggi di cambiare le condizioni di vita del Paese con qualsiasi tipo di politica, è come fare un po’ di pulizie a bordo del Titanic che sta affondando. Tu sei un ingenuo, anche quando credi che un po’ di misticismo di seconda mano ti possa salvare. E allora tu mi dirai: “Non c’è speranza”. No, questo non si può dire. Le risorse dell’uomo sono imprevedibili. Si potrebbe forse cominciare a pensare o anche a operare nel senso di un cambiamento sostanziale dell’animale uomo. Una specie di… mutazione antropologica. Giorgio Gaber, “L’ingenuo parte 2”, 1999

Arte

New Depero

La mostra

Fortunato Depero, pioniere dell’arte totale e fondatore a Rovereto dell’omonimo museo futurista, è protagonista di una grande mostra che esplora la modernità delle sue sperimentazioni e l’influenza delle sue ricerche negli ambiti dell’arte, della moda, del design e del fumetto dagli anni Settanta ad oggi. Esposti circa 500 lavori tra opere, disegni, mobili, oggetti, manifesti, fotografie, libri e riviste; una decina di video e film realizzati negli ultimi venti anni; fumetti e oggetti di design, oltre ai famosi bozzetti pubblicitari Campari.

Cinque sezioni compongono lo scenografico allestimento: “Ricostruzioni”, con i numerosi rifacimenti delle insolite creazioni di Depero per il teatro; “Effetto Depero”, in cui emergono i grandi nomi del design italiano che si sono apertamente ispirati all’artista trentino; “America”, dove la storia e l’opera di Depero vengono raccontate attraverso più recenti produzioni audiovisive; “Museo”, realizzata con i documenti e le pubblicazioni provenienti dall’Archivio del ‘900; “Conservazione/Educazione”, che valorizza i progetti portati avanti negli anni dal Mart nell’ambito del restauro e della mediazione culturale. Il catalogo

La parola new del titolo di questo volume rappresenta la predisposizione di Fortunato Depero all’innovazione e alla trasformazione continua delle proprie idee, ma anche l’influenza che ha saputo offrire sia ai designer degli anni ottanta – Ettore Sottsass e Alessandro Mendini in primis – sia agli artisti Nuovi Futuristi – Abate, Innocente, Lodola, Postal e Plumcake – che mischiano sapientemente Futurismo, Pop Art e Kitsch.
L’effetto Depero si scorge anche in artisti come Ugo Nespolo e Matteo Thun, che danno vita a efficaci rielaborazioni pubblicitarie deperiane per il merchandising dell’azienda Campari, così come nel fumetto d’avanguardia con disegnatori quali Echaurren, Giacon, Carpinteri, i quali a partire dagli anni ottanta riprendono – spesso con ironia – stilemi deperiani.
Negli anni duemila cresce l’interesse per i film e i video, spesso imperniati sulla vita esemplare dell’artista roveretano ricostruita grazie ai documenti custoditi nel fondo Depero, che consentono lavori di ricerca molto approfonditi, come nel caso di Il sogno di Alberto (2011), un’installazione video su quattro schermi per la regia di N!03, Depero, Rovereto, New York e altre storie (2015) di Nello Correale e infine New York film vissuto del 2020, realizzato appositamente per la mostra dall’Istituto Barlumen.

Rovereto, Mart, ottobre 2021 – febbraio 2022

conferenza

Biblioteca Ariostea

Conferenze e Convegnilunedì 15 novembre 2021 ore 17

La storia degli studi sull’esoterismo di Dante

Conferenza di Stefano Arcella

Introduce Marcello Girone Daloli
La storia degli studi sull’esoterismo di Dante, nel corso del Novecento, annovera grandi studiosi di esoterismo quali René Guénon e Luigi Valli, nonché le conferenze che sul tema vennero svolte da Rudolf Steiner nella diversa prospettiva della “via dell’anima cosciente”. Tali studi hanno le loro radici nelle intuizioni e negli approfondimenti che vi furono nel corso del Risorgimento da parte di vari studiosi i quali, a loro volta, svilupparono le prime intuizioni affiorate nei Neoplatonici e negli Umanisti del XV secolo.
Stefano Arcella. Saggista, studioso delle spiritualità misteriche nel mondo greco-romano, con particolare attenzione ai Misteri di Mithra e del pensiero esoterico del Novecento europeo, con particolare attenzione al pensiero di Rudolf Steiner, Julius Evola, Giovanni Colazza, Massimo Scaligero, Pio Filippani Ronconi. Ha pubblicato, fra l’altro: I Misteri del Sole. Il culto di Mithra nell’Italia antica; Misteri Antichi e Pensiero Vivente; Il dio splendente. I Misteri romani di Mithra fra Oriente e Occidente.

Scarica la locandina  Incontri con la spiritualità applicata 2021-2022

Incontro con l’autoremartedì 16 novembre 2021 ore 17

Memorie del nonno comunista italiano. Ai nipoti americani.

Presentazione del libro di Antonio Rubbi

Sarà presente l’autore, moderazione e ospiti a cura della Fondazione l’Approdo.
Este Edition, 2021
Antonio Rubbi, deputato del Partito Comunista Italiano e stretto collaboratore di Enrico Berlinguer, scrive una sorta di diario della sua vita, indirizzandolo ai suoi nipoti americani, ma anche beneficio di tutti noi, in cui racconta le vicende personali, ma che diventano subito di valore storico, politico e sociale, negli anni che vanno dalla sua infanzia fino al 1958 quando verrà chiamato dal partito a trasferirsi a Mosca dove trascorse molti anni.
A cura del Consorzio Eventi Editoriali

Conferenze e Convegnimercoledì 17 novembre 2021 ore 17

Lo spettacolo della morte in Inf. XVIII

Conferenza a cura di Gardenio Granata per il ciclo DANTE 700

“… Dicer del sangue e de le piaghe…”
Questo canto potrebbe agevolmente essere rubricato come “trionfo della morte”, vista la rassegna di mozzati e deformi, quasi una dilatazione, nella dimensione dell’eterno, di quelle famigerate “corti dei miracoli” dove venivano relegati storpi, ciechi, malati inguaribili e derelitti d’ogni specie. A dominare, quindi, un’estetica dell’orrido ai limiti dell’osceno, un “gusto” studiatissimo per il dettaglio intriso di una fisicità orripilante e degradata, una sorta di “macello” ove, con la crudezza di una perizia necroscopica, sfilano, smembrati, personaggi inquietanti. La scelta retorica, fin dall’esordio del canto, del topos dell’indicibile (Chi porìa mai pur con parole sciolte / dicer del sangue e de le piaghe a pieno / ch’i’ora vidi, per narrar più volte?) innesca una sorta di ricerca del “chi?”sarebbe in grado di dar conto di questo spettaco lo della morte. A ciò il Nostro aggiunge l’inopia linguistica e la limitata attitudine della mente umana ad abbracciare così vasta quantità e varietà di elementi (Ogne lingua per certo verria meno / per lo nostro sermone e per la mente / c’hanno a tanto comprender poco seno). Va da sé che protasi e apodosi irreali che seguono (S’el s’aunasse ancor tutta la gente […]d’aequar sarebbe nulla / il modo della nona bolgia sozzo), scegliendo l’iperbole delle più spaventose carneficine belliche, fanno sì ch’essa funzioni quale modello “minore”rispetto a quanto sfila alla vista di Dante e che l’ “auctor” vuole venga rappresentato al lettore, quasi prolessi,  in attesa di contemplare inorridito il sangue grondare copioso dalle piaghe del male. Siamo dunque nel territorio situato a metà fra tragico e macabro. La stretta associazione delle divisioni cittadine alle pene infernali si manifesta pienamente qui, nella bolgia dei seminatori di discordia. A questa sezione dell’Inferno sono dedicati l’intero canto XXVIII, che si apre sul tema del “sangue” e delle “piaghe”, e il primo terzo del canto successivo. Coloro che hanno diviso (Dante usa il verbo scommettere, da intendersi nel senso etimologico di “disunire”) sono loro stessi divisi, amputati. A due riprese, il senso del contrappasso è precisato dal rapporto stabilito fra le amputazioni sanguinose e le divisioni, inoculate come un veleno, in una comunità familiare, cittadina, religiosa.
Per il ciclo “DANTE 700”, in collaborazione con il Servizio Biblioteche e Archivi

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Incontro con l’autoregiovedì 18 novembre 2021 ore 17

​Racconti ferraresi

Presentazione del libro di Antonio Alfredo Croci

AIEP Editore, 2021
Dialoga con l’Autore Ivano Artioli

Raccolta di racconti nata dal desiderio di un gruppo di compagni di classe ancora molto legati tra loro, di ripercorrere e rievocare i bei momenti condivisi durante gli anni della loro frequentazione alla Scuola D’arte “Dosso Dossi”. Erano gli anni ”60 e l’autore descrive con sincerità episodi più o meno divertenti, sempre appassionati, andando con la memoria ad una Ferrara meravigliosa, culturalmente attiva nelle arti visiva e nella narrativa. L’esposizione è chiara. Diretti e scorrevoli sono i racconti. Viva la vita studentesca. Ne risulta un omaggio che Alfredo fa alla sua città e alla sua prestigiosa Scuola d’Arte che riceve, per la sua penna, un sincero ringraziamento da parte sua e dei “Ragazzi del Dosso” per la qualità dell’educazione artistica ricevuta.
Antonio Alfredo Croci è nato a Trecenta (Ro) nel luglio del 1945. Si trasferisce, ancora bambino, a Ferrara dove consegue la licenza di Maestro d’Arte presso l’Istituto Parificato d’Arte “Dosso Dossi”. Lavora nei primi anni di attività presso privati, in seguito presso la sezione di Urbanistica del Comune di Ferrara e per circa venti anni come libero professionista, collaborando con alcuni studi professionali di primaria importanza e con alcune delle maggiori imprese del settore. È stato impegnato anche in attività di docenza di informatica di base, grafica e disegno computerizzato, presso l’Istituto Parificato d’Arte “Dosso Dossi” e l’Istituto “Don Calabria” di Ferrara. Scrive nel 2019 “Le ultime gocce di primavera”.

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Invito alla letturasabato 20 novembre 2021 ore 10,30

LEGGERMENTE

Il gesto di Caino, di Massimo Recalcati

Gruppo di lettura dedicato alle “discipline della mente”Il gesto di Caino, il sangue di Abele, la punizione di Dio. Prima dell’amore per il prossimo, lo scandalo dell’odio fratricida interroga la vita umana.
«Il gesto di Caino è senza pietà: uccide il fratello spargendo il suo sangue sulla terra. Non lascia speranza, non consente il dialogo, non ritarda la violenza efferata dell’odio. È da questo gesto che la storia dell’uomo ha inizio. Sappiamo che l’amore per il prossimo è l’ultima parola e la piú fondamentale a cui approda il logos biblico. Ma non è stata la sua prima parola. Essa viene dopo il gesto di Caino. Potremmo pensare che l’amore per il prossimo sia una risposta a questo gesto tremendo? Potremmo pensare che l’amore per il prossimo si possa raggiungere solo passando necessariamente attraverso il gesto distruttivo di Caino? Quello che è certo è che nella narrazione biblica l’amore per il prossimo viene dopo l’esperienza originaria dell’odio. (Dalla quarta di copertina).
Partecipazione libera e gratuita, previa iscrizione. Info e iscrizioni: Carla Fiorini (c.fiorini@edu.comune.fe.it  tel. 0532-418201 – 418202)
In collaborazione con il Servizio Biblioteche e Archivi

Teatro

E pensare che c’era il pensiero

di

Teodoro Klitsche de la Grange05 novembre 2021

Come scrive l’autore “ora, in questa nostra epoca così apparentemente illuminata, abbiamo dichiarato che restare ancorati alla realtà sia una cosa da condannare. Perciò non abbiamo semplicemente finito col credere in alcune falsità”, ma alla falsità, compreso il non essere, inteso al minimo come ciò che non esiste, anzi ciò che ragionevolmente non può esistere. La diffusione di tale credenza è sorprendente, e contraddice la pretesa di essere, nel contempo, dei “fedeli della ragione”. Perché credere in una cosa che non è ma addirittura non può essere, serve solo ad illudersi o ingannare gli altri. Come scrive Dante “Ti fai grosso / col falso imaginar, sì che non vedi / ciò che vedresti, se l’avessi scosso”. Così una volta creduto nell’irrealtà, si deve conseguentemente svincolarsi dalla logica e dall’esperienza. Scrive Esolen: “Uno dei sintomi dell’irrealtà è sicuramente l’incapacità di riconoscere la propria stupidità… Tutti, in qualche maniera, siamo degli sciocchi: ci sono gli sciocchi che lo sanno, e gli sciocchi che, non sapendolo, sono ancora più sciocchi”, scrive l’autore descrivendo la parabola delle università americane popolate, del tipo umano Homo academicus saecularis sinister.

Nell’illudersi un’importanza decisiva ha il linguaggio “Una delle strane caratteristiche della Città Irreale è l’ossessione simultanea per il linguaggio e un rifiuto generale di riconoscere a cosa serve il linguaggio”. Nomina sunt consequentia rerum dicevano i romani: invece oggi, precisa l’autore “Vogliamo creder che le nostre parole possono alterare la realtà”. Solo che questo significa creare il falso: un uomo che afferma di essere una donna, e pretende di essere considerato e chiamato tale, continua ad essere un uomo. D’altra parte, secondo un noto detto, il Parlamento inglese poteva fare qualsiasi cosa, tranne che cambiare l’uomo in donna; tale limite non c’è per i creatori e fedeli di certi idoli, tendenzialmente creduli nell’onnipotenza (delle parole).

Il che somiglia assai più che a un ragionamento a un desiderio che si trasforma in obiettivo, in un quid da realizzare. Senza però chiedersi se sia realizzabile. Con ciò presupporrebbe una potenza (o onnipotenza) che non è nelle disponibilità umane. Basta all’uopo constatare – a livello macroscopico – qual è stata la sorte del comunismo, il cui esito era la società comunista o senza classi. Già nel giovane Marx il comunismo era indicato come la soluzione dell’enigma irrisolto della storia. Ossia la formula per cambiare la natura umana mutando i rapporti di produzione. L’instaurazione della società senza classi avrebbe comportato l’estinguersi dello Stato e del politico. Solo che non c’era un esempio nella storia che ciò si fosse verificato. I presupposti del politico, cioè l’insopprimibilità (la costanza) del comando/obbedienza, del pubblico/privato, dell’amico/nemico, risultavano dati in ogni comunità umana conosciuta (l’uomo è zoon politikon). Il resto della parabola dimostra che il comunismo realizzato (cioè il socialismo reale) ha retto solo perché (contrariamente alle intenzioni) ha potenziato le tre costanti. Ha creato dittature sovrane, società che hanno quasi completamente annichilito il “privato”, ha avuto nemici (la borghesia, ecc.) come qualsiasi altro regime politico.

Dopo poco più di settant’anni (al massimo, per l’Urss) il tutto è finito per implosione, dato che la stessa classe dirigente non credeva più nel sistema e della società senza classi non si sentiva il profumo, neanche alla lontana. Il tutto può ripetersi in utopie/illusioni che presentino caratteri analoghi: obliterare la realtà per andare appresso all’immaginazione di essa. Cosa che, come scriveva Machiavelli, porta alla “ruina sua”. E causa di quella ruina è aver creduto all’impossibile. Cioè alla fuga dalla realtà e dalle costanti che la governano.

Sex and the unreal city, La demolizione del pensiero occidentale di Anthony M. Esolen, Il Timone, Milano 2021, 233 pagine, 22 euro

autori

America (al bar)

Il mio amico Rossano, cultore di storia, mi ha detto che, secondo lui, la concentrazione e la vicinanza tra le case dei paesini italiani qui manca perché non c’è mai stato il pericolo di invasioni periodiche o di scaramucce coi villaggi confinanti; e ha ragione. Qui, una volta debellate le popolazioni indigene (una delle tante vergogne che l’America bianca di solito non ammette), i padroni non hanno mai dovuto temere nessuno. L’ultima guerra combattuta sul suolo statunitense fu quella di secessione, terminata nel 1865. Il resto è stata pura esportazione, tant’è che ogni tanto si scorge qualche locale un po’ spartano che inalbera la scritta VFW: Veterans of Foreign Wars. I reduci delle guerre del mondo si trovano lì. I caduti, invece, sono sepolti al cimitero militare di Arlington, a Washington, in un campo enorme. E chissà quanti altri ancora ne arriveranno. Lo spazio, qui, si spreca. 

Il brano sopra è tratto dal blog di un mio ex studente (che adesso insegna in america)

https://www.lulu.com/spotlight/afenice

ma di suo potete trovare anche le sue corrispondenze per bondeno.com; al prezzo indicato in dollari vanno aggiunti 6 euro circa per le spese postali in Italia