Primo piano

Ucraina

il residuo territoriale della Repubblica socialista sovietica ucraina sta scomparendo semplicemente perché il territorio è prevalentemente russo per cultura, storia, religione e lingua.

Anche dal punto di vista politico l’Ucraina non esiste: se non si è così ingenui o disonesti da credere alle patetiche comparsate di Zelensky è del tutto evidente che il territorio è  è controllato dall’ambasciata degli Stati Uniti

Primo piano

Informazione

Lo compresero prima di tutti due studiosi americani, Edward Bernays- inventore del termine propaganda nell’accezione corrente – e Walter Lippman, che introdusse il concetto di “democrazia dello spettatore”, teorizzando il ruolo passivo, di semplice recettore, delle masse, vezzeggiate come cittadini consapevoli, detentori del potere, nello stesso istante in cui erano vittime di indottrinamento, manipolazione, propaganda. I due, brillanti psicologi e sociologi, anticipatori delle moderne tecniche cognitive, nella prima metà del secolo XX lavoravano per il successo del modello socio economico e culturale statunitense. Furono i maestri di quelli che Vance Packard chiamò i persuasori occulti in un libro del 1957 che fece epoca.

Packard svelò la capacità di agire sui registri emotivi e sull’inconscio del pubblico, sul suo narcisismo, su quella che definì insicurezza emotiva, alla base dei messaggi pubblicitari, commerciali ma anche politici, ideologici, valoriali.  “C’è chi si comporta come se l’uomo esistesse solo per essere manipolato”, concludeva. Moltissima acqua è passata sotto i ponti e le tecniche, i mezzi, le capacità di modificare e falsare le credenze e i modi di pensare della massa hanno raggiunto altissimi livelli di perfezionamento. Il maggiore teorico della propaganda autoritaria fu Joseph Goebbels, la cui intuizione fu che la propaganda ha le sue radici nella paura.

Il governo attraverso la paura è ciò che viviamo da marzo 2020, alba dell’epidemia: paura della morte per contagio, accettazione dello spossessamento di sé, un nuovo “vissuto “basato sull’Altro come nemico, potenziale untore, e nell’’accettazione pedissequa dei comportamenti suggeriti/imposti dal potere: maschere, igienizzanti, distanziamento “sociale”, vaccinazione di massa, demonizzazione dei non vaccinati, trattati da assassini e sociopatici. La propaganda di guerra in atto dal 24 febbraio scorso è il prolungamento della narrazione pandemica: paura del nemico come minaccia alla libertà e democrazia, odio diffuso a reti unificate con esiti che sarebbero ridicoli se non fossimo dinanzi a una precisa operazione politico- antropologica di ampio respiro. La lezione di Bernays (nipote di Sigmund Freud) resta importante. Fu il primo a trattare indifferentemente propaganda e pubblicità. Venne incaricato dal governo Usa di organizzare la propaganda di guerra, dirigendo contemporaneamente la pubblicità dei maggiori gruppi industriali dell’epoca.

La sua propaganda non si basava tanto sulla paura, quanto sulle teorie psicologiche di Gustave Le Bon e di Sigmund Freud sulle masse, i cui comportamenti funzionano in modo distinto rispetto a quelli degli individui. Fu Bernays a introdurre i concetti di “mente collettiva” e “fabbrica del consenso”. Non è difficile osservare che le masse non sono capaci di autonomia e tendono all’unanimismo. Il dissidente è espulso dal corpo sociale e può diventare un nemico, il “capro espiatorio” analizzato da René Girard. Chiunque dissenta è escluso dal corpo sociale. E’ il meccanismo utilizzato dal marketing, dalla pubblicità e dalla televisione (audience). La censura determina opposizione e frattura nel corpo sociale, mentre la propaganda genera il gregge. Da anni le oligarchie parlano dei popoli in termini zootecnici. Mario Monti disse: “la democrazia è una forma di governo sbagliata perché è assurdo che siano le pecore a guidare il pastore”.

Nel gregge non può esistere libero arbitrio: il potere è saldamente nelle mani del pastore. L’opinione del gregge non conta, e del resto non è possibile che esista un’opinione autonoma in masse zoologiche eterodirette. Il potere- pedagogo e propagandista – ci illustra qual è il nostro bene. Sta a noi comportarci di conseguenza, ed è esattamente ciò che accade.

Ci ha colpito il commento di un politico ungherese d’opposizione alla vittoria elettorale (la quarta consecutiva) di Viktor Orbàn, bestia nera delle oligarchie liberal, di George Soros e dei gerarchi dell’Unione Europea. Orbàn avrebbe vinto in quanto controlla gran parte della stampa e dei mezzi di comunicazione magiari. In realtà nella nazione danubiana resta assai intenso l’attivismo anti governativo delle centrali globaliste, ma indubbiamente ci sono elementi di verità nel rassegnato commento degli sconfitti. Che dire, allora, della potenza di fuoco unanime dispiegata dalla propaganda filo occidentale, europeista, anti sovranista, liberista in economia, radicale sui temi etici, bellicista da quando è scoppiata la guerra?

Un bizzarro pensatore, Nick Land, lo chiama illuminismo oscuro, definendo “cattedrale” la centrale operativa globale che lavora al controllo delle masse e alla soppressione del pensiero. Con termini diversi e da un orientamento opposto, non è forse la stessa conclusione cui perviene Freccero? Oppure, per fare contenti benpensanti e non pensanti dovremmo dimenticare gli apporti di Debord e di chi, come Foucault, Baudrillard, Barthes e altri, ha analizzato le forme e le mistificazioni del potere nelle società liberaldemocratiche?

Soprattutto, dovremmo dichiarare esaurita la dialettica servo/padrone (ribaltata in padrone/servo) giacché adesso solo una delle due parti si arroga il diritto di parola e vanta una vittoria epocale? La lotta di classe, spiegò soddisfatto il miliardario Warren Buffet, “esiste e l’abbiamo vinta noi “. L’errore è pensare che sconfitto sia stato solo il marxismo. Il tallone del Dominio schiaccia tutti, qualunque sia la posizione sociale e l’orientamento ideale.

La grande novità, nelle posizioni della commissione Du Pre- a dimostrazione di quanto siano inservibili i vecchi schemi ideologici, culturali e segnaletici (destra-sinistra, conservatori-progressisti), è di smascherare con sorprendente franchezza la radice oligarchica e neoliberale di tesi, avvenimenti, idee che per decenni sono stati patrimonio delle sinistre politiche, anche di ispirazione marxista.  Parliamo del sistema di idee inaugurato nel 1972 dal rapporto del Club di Roma – legato al Massachusetts Institute of Technology– I limiti dello sviluppo, che inaugurava il modello neo malthusiano oggi vincente, segnalando – nel pieno dell’industrializzazione- i pericoli della crescita della popolazione, dell’inquinamento, della produzione di cibo e di sfruttamento delle risorse.  Sono temi che, mezzo secolo dopo, in piena Quarta Rivoluzione Industriale, porta avanti il sinedrio di Davos.

Nel Club di Roma erano già presenti i temi dell’Agenda 2030 e del Grande Reset, espressi senza infingimenti e con linguaggio chiarissimo. Evidentemente la propaganda ha svolto egregiamente il suo lavoro e le élite ritengono i popoli maturi per la transizione digitale (l’uomo-cifra) e il controllo da remoto (Green Pass, chip, card), un destino servile e post umano. Ne riparleremo in un successivo intervento, riflettendo sui meccanismi di persuasione che ci hanno resi spettatori paganti e plaudenti di un Truman Show di cui siamo le vittime.

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Biblioteca Ariostea

venerdì 1 aprile 2022 ore 17

Fenomeni dell’online: tra Social Network e stili di consumo

Conferenza di Ilaria Galleran e Linda Borra – Azienda USL di Ferrara

Con questo incontro Ilaria Galleran (Psicologa responsabile Area Prevenzione – Equipe DGA – Servizio di Dipendenze Patologiche di Ferrara dell’Azienda USL) e Linda Borra (Psicologa Psicoterapeuta – Equipe DGA – Servizio di Dipendenze Patologiche di Ferrara dell’Azienda USL) si propongono di introdurre alcuni fenomeni dell’online attraverso i più comuni Social Network  così da conoscerne comportamenti, rischi e potenzialità, con uno sguardo specifico tra nuovi stili di consumo, fobie e addiction. Partendo dall’assunto che il mondo digitale ha portato cambiamenti nelle abitudini del vivere quotidiano e nelle relazioni sociali, l’intento di questo intervento è quello di sviluppare una riflessione critica sull’utilizzo consapevole dell’online, sulle buone prassi di tutela e sui portati psicologic i, individuali e collettivi, dell’avvento di Internet.

Incontro con l’autorelunedì 4 aprile 2022 ore 17

Memorie di un ginnasta quasi olimpico

Presentazione del libro di Carlo Ravaioli

Dialoga con l’autore Eleonora Ippolita Belletti
Letture di Roberto Gamberoni
“Un bagno di adrenalina e ormoni, passione e amore; lì lo schifo dello sport non arrivava. Si respirava un’aria puzzolente, ma pulita.”
In questa autobiografia Carlo Ravaioli mette a nudo l’esperienza di una vita dedita alla sua più grande passione: la ginnastica artistica. Partendo dall’infanzia, l’autore racconta con grande umorismo i sacrifici, le ossa rotte, le rinunce e una grande dedizione. Memorie di un ginnasta quasi olimpico è amore per lo sport, disciplina personale e spirito di squadra, ma anche il lato più oscuro dell’agonismo e il ricordo di una gioventù spensierata e un po’ ribelle, piena di piccole e grandi tragedie.
Carlo Ravaioli è più vicino ai sessanta che ai cinquanta. Vive abbastanza serenamente vicino a Bologna. Si è sposato anni fa, dopodiché ha avuto due figli maschi. Memorie di un ginnasta quasi olimpico è il suo primo libro.
A cura dell’Associazione Culturale Olimpia Morata di Ferrara

Conferenze e Convegnimartedì 5 aprile 2022 ore 17

La biblioteca dei Gesuiti a Ferrara. Primi risultati di una ricerca

Conferenza di Enrico Spinelli e Alessandro Cazzola

Il racconto d’una tragicomica guerra tra una famelica gatta e una schiera di vispi topolini, è tramandato da un raro libretto del Cinquecento; un ex libris manoscritto ne segnala l’appartenenza al Collegio dei Gesuiti di Ferrara che, fondato intorno al 1570, fu infine soppresso nel 1773. Riaffiorano alla memoria una storia dimenticata e vicende cadute in oblìo. Comincia al contempo una ricerca sui dispersi libri del Collegio che, proprio per la soppressione della Compagnia, pervennero in parte alla Biblioteca di città, contribuendone a formarne il patrimonio. Si ritrovano gli antichi Inventari nell’Archivio Storico del Comune e si interroga il moderno catalogo elettronico dell’Ariostea: un capitolo di Storia culturale cittadina si schiude nei suoi molteplici e assai promettenti sviluppi futuri.
Per il ciclo “Testo e contesto” a cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

Eventimercoledì 6 aprile 2022 ore 18,30

​Cara Biblioteca

Presentazione pubblica dei risultati del percorso

Incontro conclusivo del percorso partecipativo per la Rete Bibliotecaria del Comune di Ferrara

Ultimo appuntamento di “Cara Biblioteca”, il percorso partecipativo per la Rete Bibliotecaria del Comune di Ferrara: un incontro pubblico, aperto a tutta la cittadinanza, in cui ascoltare i bisogni e le proposte degli utenti delle biblioteche e le risposte dell’Amministrazione.
Il programma del percorso partecipativo “Cara Biblioteca” ha visto l’organizzazione di tre incontri in tre diverse sedi, e un quarto incontro riservato a under 25.
Ciascun incontro, guidato da facilitatori esperti, ha fatto emergere criticità e bisogni delle persone che frequentano e amano le biblioteche e ha dedicato un momento per la condivisione di spunti progettuali, idee e possibili soluzioni ai problemi individuati.
L’incontro conclusivo ha lo scopo di presentare i risultati del percorso partecipato e le proposte che l’Amministrazione ha elaborato a seguito degli incontri.
L’incontro è aperto a tutti.
A cura del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara

Incontro con l’autoregiovedì 7 aprile 2022 ore 17

Il Canto della natura

Presentazione del libro di Annamaria Guidi

Faust Edizioni, collana di Poesia Arbolé,2022
Ne parlerà con l’autrice Gina Nalini Montanari, critica letteraria e Vicepresidente del Gruppo Scrittori Ferraresi.
Sarà presente l’editore Fausto Bassini

«Toccante questo suggestivo esordio poetico di Annamaria Guidi: una raccolta di poesie scandite in quattro momenti, come i tempi in cui si articola la musica di una sinfonia. Il tema dominante l’intero spartito è la contemplazione del paesaggio che abbraccia con il mare e le valli, le fertili vigne e l’antica città di Comacchio […]. Un emozionante susseguirsi di stati d’animo che, nelle loro sfaccettate presenze, si rincorrono, si intersecano, si sovrappongono allo struggente paesaggio naturale, ma insieme congiunti dalla necessità di trascendere il tempo del faticoso percorso esistenziale» Dalla prefazione di Gina Nalini Montanari.
Annamaria Guidi è nata a Comacchio dove risiede e opera. Cresciuta in una famiglia che ha praticato tutte le forme artistiche, ben presto Annamaria ha manifestato una spiccata propensione per le arti figurative, in modo particolare per la pittura e la grafica. Intrapresa l’erta via dell’arte pittorica ha partecipato con successo a concorsi internazionali, mostre di pittura ed esposizioni, ottenendo sempre apprezzamenti di critici famosi per «le suggestioni del suo realismo magico», come scrive Gabriele Turola. “Il Canto della natura” è la sua prima silloge poetica. Nel 2014, a Ferrara, ha ottenuto la Menzione d’Onore (Sez. Soci “Gruppo Scrittori Ferraresi” – Poesia) al Premio Nazionale Letterario “Gianfranco Rossi”, VI Edizione.
Con il patrocinio del Gruppo Scrittori Ferraresi

Conferenze e Convegnivenerdì 8 aprile 2022 ore 17

Beppe Fenoglio: un racconto onesto della Resistenza

Conferenza di Fiorenzo Baratelli

Presenta Roberto Cassoli
Aveva visto bene Italo Calvino quando giudicò Beppe Fenoglio un grande scrittore: “Fenoglio ha scritto il libro che la nostra generazione voleva fare. Ha scritto il romanzo sulla Resistenza che tutti avevamo sognato”. Fenoglio, in vita, fu circondato da incomprensioni e fu oggetto di critiche ingiuste. Aveva vissuto un momento straordinario, la Resistenza, e a quello ha dato la parola. Una parola priva di retorica e che si è rivolta alle cose fondamentali, ai problemi ultimi a cui si è dedicata la grande letteratura di tutti i tempi: il destino, la morte, la guerra, la pace, la violenza, il caos, l’amore, l’amicizia, il tradimento, il bene e il male. Lo scrittore di Alba, chiamato a sintetizzare in poche parole la sua biografia, scrisse: “Sono stato scrittore e partigiano. Mi pare di aver fatto meglio questo che quello.” Non è vero. E’ stato un partigiano coraggioso ed è stato un grande scrittore. Ce rcheremo di ricordarlo, nel centenario della nascita, nelle sue linee essenziali. E proveremo a rappresentare la sua figura come scaturisce dai suoi migliori racconti e romanzi: un impasto di estrema tenerezza e di rigorosa asprezza.
Per il ciclo “Elogio dell’onesto ignoto” a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Scarica la locandina Elogio dell’onesto ignoto 2022

Invito alla letturalunedì 11 aprile 2022 ore 17

​Nella caverna del cuore

Presentazione del libro di Henri Le Saux

A cura di Stefano Rossi
Dialoga con il curatore Marcello Girone Daloli

Nelle grotte della montagna sacra Aruṇācala, uno dei luoghi più sacri dell’India, Henri Le Saux (1910-1973) comprese la verità dell’advaita (non dualità), essenza della spiritualità indiana, in tutta la sua sconvolgente portata. Colui che si avventura lungo questo cammino e gusta, anche solo una volta, l’esperienza del Reale, non può più fare ritorno. Tutto ciò che un tempo era fonte di gioia e consolazione, ha perso per lui ogni sapore: egli è ormai guhāntara, colui che dimora nella guhā, la caverna del cuore. Da questa esperienza scaturì l’opera Guhāntara, qui presentata nella sua prima edizione integrale, che l’autore non vide mai pubblicata a causa del veto posto dalla censura ecclesiastica di Parigi.
Stefano Rossi, di formazione scientifica, da anni studia Henri Le Saux, del quale ha tradotto e curato “Ricordi di Arunācala” (Messaggero, Padova 2004) e “Gñānānanda” (Servitium, Troina 2009).

Scarica la locandina Incontri con la spiritualità applicata 2022

Conferenze e Convegnimartedì 12 aprile 2022 ore 17

Le immagini nella poesia

Conferenza di Angelo Andreotti, dirigente del Servizio Biblioteche e Archivi

Introduce Daniela Cappagli

Noi guardiamo le immagini ma le immagini guardano noi, nel senso che ciò che in loro vediamo ci dice qualcosa su ciò che siamo. Guardare e vedere sono verbi comunemente usati come sinonimi, ma in realtà guardare è un rivolgere lo sguardo verso qualcosa o qualcuno, vedere invece è percepire, ricevere, interiorizzare, conoscere l’altro da sé. Quindi l’immagine, che è presenza anche quando è frutto di fantasia, richiede la nostra attenzione, esercita la nostra ospitalità, stimola la nostra sensibilità, educa la nostra emotività. Accade al poeta e al pittore, accade al lettore o allo spettatore. Non è eccessivo ritenere che davanti a un paesaggio o a un quadro o a un’immagine poetica mettiamo in gioco la nostra esperienza, il nostro essere più intimo, la nostra capacità di stare al mondo. In fin dei conti vedere ha lo stesso peso specifico del sentire e dell’a scoltare.
Per il ciclo “I colori della conoscenza. I linguaggi e le immagini” a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Scarica la locandina I colori della conoscenza 2022

Invito alla letturamercoledì 13 aprile 2022 ore 17

​Isaac Asimov, vita e morte del padre della fantascienza tradizionale

A cura dei Banditi nello Spazio / Banda del libro

Aprile 1992-Aprile 2022, trentennale
Trent’anni fa, ad Aprile, scompariva Isaac Asimov uno dei padri indiscussi della letteratura fantascientifica. Conosciuto, letto, amato da tutti con le sue opere ha definito molti degli stilemi di un genere e dalla sua inventiva senza confini hanno attinto in varia forma tutti gli autori fantascientifici negli ultimi trenta, quarant’anni. I suoi romanzi, i suoi racconti, le sue idee sono stati trasversali non solo per la letteratura di genere ma anche per molti altri media, come il fumetto, la televisione e il cinema.
Isaac Asimov, vero nome Isaak Judovic Azimov, era nato a Petrovici in Russia nel 1920 ed è morto a New York nel 1992, ad Aprile, esattamente trent’anni fa ed è per questo che la Banda del Libro, da sempre trasversale nelle sue letture e nei suoi consigli, ha deciso di dedicargli l’evento del 13 Aprile. Anche se famoso principalmente per i suoi lunghi cicli di romanzi e racconti, il ciclo della Fondazione e il ciclo dei Robot, la sua opera è vasta e variegata, spazia quasi in ogni genere letterario sia nei sottogeneri della fantascienza come la Space Adventure dell’incredibile ciclo di Lucky Starr, sia in generi altri della letteratura, si ricordano in questa sede il ciclo giallo deduttivo dei Vedovi Neri. Innumerevoli sono anche state le trasposizioni cinematografiche o televisive delle sue opere, ricordiamo per esempio “Io, Robot”, “L’Uomo Bicentenario” e la recente serie “Fondazione”.
Questi saranno i quattro binari con il quali la Banda del Libro ha deciso di omaggiare il grande scrittore, trasformandosi in questo caso in Banditi dello Spazio.

Incontro con l’autoregiovedì 14 aprile 2022 ore 17

Il ciclo di Heldor

Presentazione della trilogia fantasy di Andrea Selvatici

Ne parla con l’autore Federico Felloni
Gli albori della guerra (Edizioni La Carmelina 2019); La riconquista di Norgengard (Edizioni La Carmelina 2020); La nascita di una leggenda (Edizioni La Carmelina 2022)
Andrea Selvatici, classe 1996, vive e lavora a Ferrara. All’età di 16 anni scopre la musica Folk Metal di genere vichingo che sarà di ispirazione nello scrivere sulle tribù germaniche del Grande Nord. Il genere fantasy è caratterizzato da un’ambientazione fantastica e da un’atmosfera di magia, nel quale prevalgono i riferimenti alla mitologia classica, alle fiabe, alle saghe nordiche e a un immaginario Medioevo. La trilogia IL CICLO DI HELDOR prende spunto da antiche leggende arturiane e di cultura norrena rielaborate in una scrittura contemporanea.
A cura del Consorzio Eventi Editoriali

Invito alla letturasabato 16 aprile 2022 ore 10,30

LEGGERMENTE – Gruppo di lettura dedicato alle “discipline della mente”

“Il libro delle emozioni” di Umberto Galimberti

A cura di Giancarlo Moretti
La nostra è un’epoca di spaventosa espansione della razionalità tecnica. Da un lato, questa espansione impone la rimozione delle emozioni e, dall’altro, innesca una reazione di ritirata nel proprio sentimento, assunto come unica legge di vita. A ciò si aggiunge la ricerca costante di visibilità e di notorietà, che trasforma le nostre emozioni in merci. Ma allora siamo ancora capaci di riconoscere che cosa sia un’emozione? Umberto Galimberti costruisce un cammino straordinario nelle profondità del nostro vissuto e ci insegna a ritrovare il nostro spazio intimo, cioè lo spazio che si nega al pubblico per concederlo a chi si vuol far entrare nel proprio segreto profondo che è spesso ignoto persino a noi stessi.
Viviamo in un’epoca che tratta le nostre emozioni come merce. La politica, soprattutto quella populista, ne ha fatto il proprio linguaggio. La scuola non educa, perché ignora l’apparato sentimentale dei nativi digitali.
Una guida per esplorare una terra ancora in gran parte sconosciuta e ritrovare il nostro spazio intimo, che da tempo non ci appartiene più.
Partecipazione libera e gratuita, previa iscrizione. Info e iscrizioni: Carla Fiorini (c.fiorini@edu.comune.fe.it tel. 0532-418201 – 418202)
In collaborazione con il Servizio Biblioteche e Archivi

Invito alla letturamartedì 19 aprile 2022 ore 17

La vita di Iesu Cristo di Antonio Musa Brasavola

A cura di Adriano Prosperi e Anna Corsi Prosperi

Editore Aragno, 2020
Ne parlano con i curatori Franco Bacchelli (Università di Bologna) e Marco Bertozzi (Università di Ferrara e direttore I.S.R.)

A Ferrara nel 1540 il medico Antonio Musa Brasavola (1500-1550) viene invitato da suor Eleonora Barbara d’Este (1515-1575) figlia del duca Alfonso I d’Este e di Lucrezia Borgia, a chiarirle i dubbi che le sono nati sulla vita e sull’insegnamento di Cristo nell’ascoltare le divergenti opinioni di tanti predicatori. Il medico non può rifiutarsi. Intanto lui stesso ha un forte interesse personale per l’argomento, come dimostra la sua giovanile vocazione a entrare in convento. Inoltre Eleonora è membro importante e autorevole della famiglia regnante. È vero che ha scelto spontaneamente di farsi religiosa nel severo convento del Corpus Domini, legato alla memoria della beata Caterina Vigri e prediletto da sua madre Lucrezia, ma è pur sempre una figura pubblica di grande risalto in città dove compare spesso in pubblico per eseguire le musiche di cui è maestra esperta e appassionata. Comincia così il lunghissimo ep pur incompiuto dialogo intorno alla “Vita di Cristo”. Brasavola vi dedicò un intenso lavoro, anche se altri impegni gli impedirono di portarlo a termine. Pensava di pubblicarlo a stampa, come mostra un parere favorevole dell’Inquisizione domenicana di Ferrara da lui sollecitato. Il dialogo è importante anche perché permette di ascoltare una voce che fa parte del contesto intellettuale e religioso della Ferrara di quegli anni: una città animata da vivacissime polemiche religiose dove una non spenta memoria di fra Girolamo Savonarola si incrociava con la circolazione di idee di riforma religiosa di vario orientamento – predicatori visionari di eresie radicali, dotti umanisti inclini a liberi pensieri, conflitti tra i sostenitori della Chiesa di Roma e le tesi protestanti portate a corte da un Calvino esule sotto la protezione della duchessa Renata di Francia (con grande preoccupazione del papato). Di questo testo si pubblica qui l’edizione c ritica curata da Anna Corsi. Un saggio introduttivo di Adriano Prosperi è dedicato al profilo intellettuale e religioso di Antonio Musa Brasavola.
A cura dell’Istituto di Studi Rinascimentali, in collaborazione con Musei di Arte Antica e Fondazione Ferrara Arte

Invito alla letturamercoledì 20 aprile 2022 ore 17

“Gli Intellettuali nel Medioevo” di Jacques Le Goff

Conferenza di Silvana Vecchio

Pubblicato nel 1957, tradotto in italiano nel 1959 e ripetutamente ristampato, questo piccolo libro di Jacques Le Goff ha rappresentato e continua a rappresentare, al di là degli inevitabili aggiornamenti e delle nuove ricerche che si sono sviluppate nel corso degli ultimi 60 anni, un significativo punto di riferimento per gli studiosi di storia della cultura medievale. In una sintesi potente che applica al periodo medievale la categoria moderna di intellettuale, Le Goff tiene insieme, per un arco di tempo molto ampio, dal IX al XV secolo, società, istituzioni e dottrine, mostrando i nessi che collegano  quello che accade nella società con quanto si insegna nelle scuole e quanto si scrive e si legge nei libri.
Per il ciclo “Tempo di riletture” a cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

Invito alla letturagiovedì 21 aprile 2022 ore 17

Come inventarsi Dracula il Vampiro. Note Psicobiografiche su Bram Stoker

A cura di Stefano Caracciolo

Il penultimo incontro con le “Anatomie della mente” è dedicato allo scrittore irlandese Bram Stoker, autore di Dracula (1897), uno fra i più conosciuti romanzi gotici del terrore. Una psicobiografia caratterizzata da uno stato di salute cagionevole fin dall’infanzia che ha segnato in maniera indelebile la sua attività letteraria. Stoker, per il personaggio di Dracula, prese spunto dalla leggenda rumena di Vlad l’impalatore, principe di Valacchia. Protagonista, in seguito, di un gran numero di film e opere teatrali.
Anatome della mente terminerà il prossimo 19 maggio con un incontro dal titolo “Che cosa è la gratitudine? Psicologia di un sentimento da riscoprire”.
Per il ciclo Anatomie della mente – Conferenze dei Giovedì di Psicologia – Anno XV, in collaborazione con la Sezione di Neurologia, Psichiatria e Psicologia Clinica della Facoltà di Medicina, Farmacia e Prevenzione dell’Università di Ferrara

Scarica la locandina Flyer Anatomie della mente anno XV

Invito alla letturavenerdì 22 aprile 2022 ore 17

In difesa della casa. Politica della crisi abitativa

Presentazione dell’edizione italiana del libro di David Madden & Peter Marcuse a cura di Barbara Pizzo

EditPress, 2020
Barbara Pizzo (Università di Roma La Sapienza) e Giuseppe Scandurra (Università di Ferrara) ne parlano con Diego Carrara (ACER Ferrara) e Romeo Farinella (Università di Ferrara)
In questo volume gli autori concentrano la propria attenzione sull’attuale crisi abitativa domandandosi: “Come è potuto accadere?”, “Come si può intervenire”?
Chiunque ha bisogno di una casa, e ne ha il diritto. Ma oggi le nostre case vengono trasformate in merce, rendendo le diseguaglianze urbane ancora più acute. Il profitto è diventato più importante del bisogno sociale. Poiché la crisi abitativa ha profonde radici politiche ed economiche, non può essere risolta con interventi sporadici ma necessita di risposte radicali. (dal sito della casa editrice)
A cura di Università di Ferrara – Dipartimento di Studi Umanistici

Conferenze e Convegnimartedì 26 aprile 2022 ore 16

Giardini in biblioteca

I libri, memoria vegetale di un pianeta-giardino

Intervengono Paola Roncarati (Presidente Garden club Ferrara), Giulia Vullo (Presidente onoraria), Angela Ammirati, Arianna Chendi e Gianni Venturi per ricordare la storia delle donazioni da parte del Garden Club dei tanti volumi sulla civiltà dei giardini che arricchiscono il patrimonio librario della biblioteca Ariostea.
Letture a cura di Silvia D’Ambrosio (Associazione Circi)
Seguiranno alcune brevi letture sotto il maestoso ginkgo biloba del giardino (ex Orto botanico) di Palazzo Paradiso e la visita di Casa Niccolini, sede della biblioteca di oltre 20.000 volumi, nata nel 2019 ed interamente dedicata alla lettura e alle attività delle nuove generazioni.
Per l’occasione saranno allestite due mostre bibliografiche, a cura di Carla Fiorini (Biblioteca Ariostea) e Angela Poli (Biblioteca Casa Niccolini), che resteranno a disposizione del pubblico fino al 14 maggio.
A cura del Garden Club di Ferrara in occasione della XIX Giornata Nazionale del Giardino UGAI

Conferenze e Convegnimercoledì 27 aprile 2022 ore 17

Lo specchio d’amore di Gaspara Stampa

Conferenza di Emanuela Calura

Dialoga con la relatrice Gina Nalini Montanari
Letture di Chiara Marchesin

L’esistenza di Gaspara Stampa si sviluppa e si compie nell’esperienza di due amori, Collaltino di Collalto e Bartolomeo Zen. Già l’esperire due amori, due fuochi è autobiografia poetica del tutto inusitata nel panorama del vieto petrarchismo cinquecentesco. Ancor più innovativo è l’accento poetico di terrena passione che la poetessa compone nei suoi meravigliosi versi d’amore. Si tratta di passione ardente per uomini realmente esistiti, non per ipostasi ideali usuali nel Medioevo in cui prevaleva l’immagine idealizzata dell’amato/a. La prima è una passione non corrisposta o parzialmente corrisposta, mentre la seconda rivela l’amore pienamente contraccambiato, coronamento del sogno d’amore da lungo tempo atteso. Si tratta comunque di amori “lontani”: Collaltino è spesso lontano a guerreggiare in Francia, ma lontano rimane anche Bartolomeo nella sua bellezza fascinatrice. Il tema della lontananza e della diversità si esplica nell’amare l’opposto di sé. In questo solco Gaspara modifica completamente gli assunti della poesia trobadorica dell’amore da lontano. L’oggetto d’amore si riveste di bellezza in quanto fugge, si ammanta di mistero, fascinazione, sottrazione di sé. In questo senso la lontananza, come mistero di mancata conoscenza aumenta l’irretimento amoroso, l’infatuazione, l’innamoramento. È rimasto giustamente famoso il bel verso di Gaspara: «Lassa, ch’io sola vinco l’infinito!», dalla poesia 91 della raccolta di “Rime”. Questo verso costituisce anche una sfida della donna a vincere attraverso la poesia l’infinito mondo che le si squaderna a fronte. Coi suoi versi Gaspara effettivamente vince l’infinito e resta nell’eternità dell’amore. In un’altra sua bellissima poesia (la 98) “i miracoli d’Amore sono cosa maggiore dell’Infinito e vincono anche il Destino”. Gaspara si è resa protagonista del suo destino consapevole di avere vinto una sfida a duello, quella di aver amato oltre misura la poesia, quella di avere svelato Amore unicamente al proprio orgoglio di femmina innamorata solamente della propria infinita speculare trasfigurazione ideale.
A cura del Gruppo Scrittori Ferraresi

Incontro con l’autoregiovedì 28 aprile 2022 ore 17

Quando qui sarà tornato il mare. Storie dal clima che ci attende

Presentazione del libro del Collettivo Moira Dal Sito (anagramma di Mario Soldati)

Edizioni Alegre, 2020
Lo scrittore Wu Ming 1 dialoga con il Collettivo  Moira Dal Sito
Il grande delta del Po, coi suoi rami vivi e quelli morti. La bassa padana più bassa che c’è: una vasta conca tra Ferrara, Rovigo e la costa, terre strappate alle acque in secoli di bonifiche. Un paesaggio artificiale in equilibrio precario. Oggi il clima cambia e sconvolge quell’equilibrio. L’Adriatico si alza, spinge, vuole l’entroterra. In pochi decenni, quella zona d’Italia sarà sott’acqua. “Quando qui sarà tornato il mare” è l’esito di un esperimento di scrittura collettiva condotto da Wu Ming 1 nel basso ferrarese. Lo scopo era immaginare il mondo sommerso di fine secolo e ambientarvi storie create con vari metodi. Ne è nata l’epopea di un mondo ancora e sempre in bilico, tra fatalismi e ritorni all’utopia, miti antichi e sogni di futuro. Un mondo di isole creole, afropadane, dove si parlano pidgin e nuovi dialetti. Nel testo d’apertura Wu Ming 1 racconta storia, conflitti e peculiarit&agr ave; del basso ferrarese, riflette sul ruolo dello scrittore nel clima che cambia, racconta l’esperienza del laboratorio e annuncia il progetto Blues per le terre nuove, di cui questo libro è già parte. Sapere che un territorio sparirà fa vedere i fantasmi. Nella zona del delta, sono fantasmi di paludi prosciugate, di alvei abbandonati dai loro fiumi, di poderi un tempo floridi e oggi ridotti a polvere. Cos’è questa terra che sentiamo sotto i piedi? Questo paesaggio che davamo per scontato e che presto non ci sarà più? Di fronte al disastro climatico la letteratura può aiutarci a forzare l’immaginazione. E prepararci all’incontro coi fantasmi.
Moira Dal Sito è un collettivo nato da un laboratorio su cambiamento climatico e scrittura collettiva condotto da Wu Ming 1 nel basso ferrarese, nell’ambito del suo progetto transmediale Blues per le terre nuove. Il nome omaggia in forma di anagramma lo scrittore Mario Soldati, che molto frequentò le terre del delta del Po e al quale è intitolata la biblioteca Comunale di Ostellato, che ha ospitato il laboratorio nel biennio 2018-2019.

Incontro con l’autorevenerdì 29 aprile 2022 ore 17

Viaggio in una stanza

Autori Vari, a cura di Ivano Artioli

Dialoga con il curatore Antonio Alfredo Croci
Danilo Montanari Editore, 2020
In questo lavoro di più autori, ci sono quei mesi di pandemia in racconti e novelle di come resistemmo nelle nostre case, negli uffici, nelle redazioni dei giornali per la voce di direttori dei quotidiani quali Il Corriere, Il Carlino… Cosa pensammo?… Chiedemmo aiuto?… Perché ci venne facile ricordare quei giorni di scuola, d’accademia, d’università?… Fummo angosciati, divertenti, lottammo?… Voci femminili e maschili di professori e di direttori di biblioteche, di autori noti e altri meno noti che ci hanno parlato di come resistemmo nelle nostre case-rifugio di Ferrara, Bologna, Ravenna, Milano, Firenze.
Gli autori: Nello Agusani, Ivano Artioli, Andrea Baravelli, Patrizia Bianchetti, Carlo Briganti, Guido Ceroni, Daniele Civolani, Massimo Cobianchi, Ivan Corbari, Antonio Alfredo Croci, Andrea Degidi, Carmelo Domini, Sergio Gnudi, Osiride Guerrini, Alessandro Luparini, Beppe Masetti, Sauro Mattarelli, Mauro Mazzotti, Laura Montanari, Olivio Romanini, Eugenio Spreafico, Bruna Tabarri, Maurizio Tarantino, Ottavio Terranova, Ebe Valmori, Danilo Varetto.

MostreProrogata fino al 16 aprile 2022

Esposizione di manoscritti, antiche edizioni e opere artistiche del “Viaggio” dantesco alla Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara

A cura di Mirna Bonazza, responsabile U.O. Biblioteche del Comune di Ferrara, e di Sandro Bertelli, docente di Paleografia e di Codicologia all’Università di Ferrara.

Ferrara, Palazzo Paradiso, Biblioteca Comunale Ariostea, Sala Ariosto – Sala Carli
Prorogata fino al 16 aprile la mostra in Biblioteca Ariostea di manoscritti, antiche edizioni e opere artistiche del “Viaggio” dantesco

L’Esposizione di manoscritti, antiche edizioni e opere artistiche del “Viaggio” dantesco alla Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, curata dalla dott.ssa Mirna Bonazza, responsabile U.O. Biblioteche del Comune di Ferrara, e dal prof. Sandro Bertelli, docente di Paleografia e di Codicologia all’Università di Ferrara, è stata prorogata fino al prossimo 16 aprile 2022. La mostra, allestita a Palazzo Paradiso (Via delle Scienze, 17), sede della Biblioteca Comunale Ariostea, nelle sale Ariosto e Carli, in occasione del settimo centenario della morte di Dante Alighieri (1321-2021) e inaugurata lo scorso 2 settembre rientra in un progetto che coinvolge numerosi archivi e biblioteche dell’Emilia-Romagna ed è stata promossa dalla Regione stessa e dalla Società Dantesca Italiana.
L’evento espositivo offre al visitatore l’opportunità di conoscere un patrimonio librario rarissimo, attraverso un percorso originale di preziosi manoscritti e di antiche edizioni a stampa, la maggior parte delle quali mai esposta in precedenza. L’esposizione si apre (in Sala Ariosto) con gli incunaboli della Divina Commedia, il più antico dei quali risale al 1477-1478; seguono esemplari del 1491, 1493, 1497 corredati da xilografie, vignette e illustrazioni a piena pagina. Trovano posto nelle vetrine anche rare cinquecentine, come Le terze rime di Dante (Venezia, Aldo Manuzio, 1502); e il Danthe Alighieri fiorentino historiado (Venezia, Bartolomeo Zani, 1507). In mostra anche un importante testimone del noto sonetto di Dante, Guido i’ vorrei che tu e Lapo ed io, conservato in un codice in lingua francese della prima metà del Trecento che contiene Le livre dou treçor di Brunetto La tini. Del cesenate Jacopo Mazzoni, si espone la Difesa di Dante, presente in un raro e molto interessante manoscritto del sec. XVII. In mostra anche una particolare edizione della Commedia tradotta in latino dal gesuita Carlo D’Aquino, in tre volumi, il cui frontespizio reca l’indicazione di stampa Napoli, Felice Mosca, ma fu impressa a Roma da Pietro Bernabò, nel 1728, proveniente dalla Biblioteca del Collegio della Compagnia di Gesù di Ferrara. Delle tante edizioni ottocentesche della Commedia, ne sono state selezionate alcune con apparato illustrativo calcografico (Firenze, all’Insegna dell’Ancora, 1817-1819; Firenze, presso la Tipografia del Vulcano, 1846). Dalle collezioni artistiche dell’Ariostea proviene il busto di Dante, eseguito dalla Manifattura di Signa (Firenze) nei primi anni del Novecento.
Fino al 16 aprile 2022 negli orari di apertura della Biblioteca Comunale Ariostea.

Per informazioni: tel. 0532 418200 – Via delle Scienze, 17 – 44121 Ferrara   info.ariostea@comune.fe.it

Scarica Locandina DANTE Ferrara 

DidatticaCorso di alfabetizzazione digitale

​Il PC da ZEROUNO

– SECONDA EDIZIONE –

Prende avvio Lunedì 4 Aprile 2022 la seconda edizione del cor­so di alfabetizzazione digitale “Il PC da zerouno”, pensato per chi non sia ancora in possesso di co­noscenze informatiche.
Il corso intende fornire competenze di base per l’utilizzo del computer e della rete Internet (accensione del computer, organizzazione delle informazioni, accesso a Internet, suo utilizzo per la ricerca di informazioni e comunicazioni tramite email).
Verranno, inoltre, illustrati i servizi online del Polo Bibliotecario Ferrarese
 Le lezioni si terranno il lunedì e il venerdì dalle 9 alle 11 presso la Sala Multimediale della Biblioteca Comunale Ariostea.
Per informazioni e per iscrizioni al corso telefonare il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 13 al numero 0532 418217

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I padroni del vaccino

Ma per I padroni del vaccino, titolo del libro scritto dal giornalista Manuele Bonaccorsi e dal sociologo Claudio Marciano, i vaccini sono serviti anche ad altro: ricavarne profitti, esercitare influenza geopolitica, acquisire prestigio internazionale.

Come mostrano gli autori, e la guerra in Ucraina ci ricorda quotidianamente, il mondo è ben lontano da quello spazio globale liscio raccontato dai cantori della «fine della storia». La mappa di diffusione dei vaccini anti-Covid19 è sovrapponibile a quella delle alleanze internazionali. L’occidente ha affrontato la pandemia con i «suoi» vaccini messi a punto da multinazionali farmaceutiche. In altre aree di influenza, come quella russa e quella cinese con i loro alleati globali, sono stati usati altri preparati prodotti da agenzie statali, come Sputnik V in Russia e Sinopharm in Cina. Nella piccola e isolata Cuba si è dovuto ricorrere a vaccini sviluppati in casa, con un’iniziativa pubblica che molto ha da insegnare agli altri «padroni».

Bonaccorsi e Marciano snocciolano efficacemente come imprese e governi abbiano sfruttato le regole del gioco scientifico fino in fondo – a volte forzandolo – pur di raggiungere il loro scopo. Parlando con i diretti protagonisti, ad esempio, raccontano come Pfizer, BioNTech e Moderna abbiano saputo sfruttare l’aiuto pubblico per realizzare vaccini efficaci in un tempo rapidissimo: un anno, e non i dieci necessari in precedenza. Dietro i vaccini di queste multinazionali si nascondono reti in cui interagiscono ricerca pubblica, politica industriale e finanza. E che finiscono per riempire le casse delle aziende soprattutto grazie ai brevetti, che non sono necessariamente un incentivo alla ricerca come vuole il pensiero economico dominante: «Nel caso del Covid – scrivono gli autori – questo sistema ha determinato, tra il 2020 e il 2021, lo sviluppo di ben 250 candidati vaccino, con un enorme spreco di denaro pubblico in progetti fallimentari».

Il legame tra scienza e finanza sarebbe un male necessario, se alimentasse una produzione scientifica che risponde alle regole fissate dai ricercatori. La realtà però è diversa: anche una procedura tecnica come stabilire l’efficacia di un vaccino è un campo di battaglia in cui si scontrano interessi economici, politici e non solo scientifici. «L’introduzione di criteri di mercato e competizione tra ricercatori e università ha mutato in profondità le condizioni di verificabilità dei prodotti scientifici» scrivono Bonaccorsi e Marciano. «Ciò che stabiliamo essere “evidenza scientifica”, sulla cui base le istituzioni politiche legittimano le proprie decisioni, è influenzato dalla competizione tra ricercatori (…) La pandemia ha accelerato il bisogno di visibilità sia degli scienziati sia degli editori, e questo ha influito negativamente sul rigore metodologico e sulla quantità di tempo necessaria a valutare un lavoro scientifico».

Laddove il mercato non ha dettato le regole, i vaccini sono serviti a rinsaldare legami e dipendenze tra Stati. E in paesi senza risorse economiche, soprattutto in Africa, i vaccini non sono arrivati affatto. A riequilibrare la distribuzione non basta la beneficienza né il «filantrocapitalismo». Ma la lezione cubana insegna che vaccini sviluppati in poco tempo e accessibili a tutti non sono un’utopia, ma richiedono di riequilibrare il rapporto tra pubblico e privato. «È necessario il pubblico – scrivono gli autori – ma un nuovo pubblico, che si caratterizzi per la trasparenza, per il contrasto alle disuguaglianze e per la finalità sociale dei suoi investimenti».

Bondeno.online

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Elara

Cari Amici,

Eccoci a una newsletter su ciò che bolle in pentola e qualche riassunto delle puntate precedenti.

Nei mesi scorsi le attività di Elara sono andate avanti al ritmo più sostenibile possibile, visto il contraccolpo seguito alla morte di Ugo Malaguti e Gabriele Fischer concomitante con forti difficoltà del settore tipografico.

Lo scorso 24 febbraio al cimitero della Certosa di Bologna è avvenuta finalmente la dispersione delle ceneri di Ugo che è così diventato, come aveva desiderato, parte della sua Bologna che tanto amava. La famiglia Fischer ha egualmente disposto per le ceneri di Gabri.

Sta a noi ora ricordarli; ricordare la dedizione di entrambi a far nascere libri di una letteratura stravagante e splendida come la SF. Una vera missione culturale iniziata con i primi lavori di Ugo come autore ed editore negli anni d’oro della SF italiana (molti dettagli su quegli anni li potete trovare nel suo “Incontri Ravvicinati”) e proseguita con l’aiuto di Gabri e il sostegno imprescindibile dei lettori irriducibili in anni ben più difficili in cui la SF letteraria ha sofferto una forte emarginazione a causa della trasformazione dell’editoria italiana da agente culturale a intrattenitore di massa paratelevisivo. La fantascienza, come il fantastico in genere, è troppo piena d’idee, archetipi e riflessioni sulla natura umana per essere gradita a quella tipologia di “Perfetto lettore” di bocca buona tanto ricercato e coccolato dall’editoria di massa. Del resto l’editoria di massa deve evitare o dosare abilmente le idee originali, sia perché non si possono profilare piani di marketing su qualcosa che non sia già stato detto, sia perché, conti alla mano, l’ovvio e la banalità sono a quanto pare, ahinoi, maggiormente remunerativi in termini di incassi.

Elara continuerà a rimanere non allineata e a proporre titoli di Fantascienza e fantastici di qualità come Ugo ha fatto per sessant’anni, offrendo testi interessanti e coinvolgenti di ogni epoca, paese e sfaccettatura, spaziando dal classico da scoprire o riscoprire a quelle opere contemporanee che hanno qualcosa da dire e non si collocano sulla scia di questa o quella moda, ma che contengono elementi di interesse che possano resistere al passare del tempo e delle tendenze momentanee. Senza contare ovviamente anche qualcosa di puramente divertente…

Non sarà un lavoro facile: perché oggi per un editore indipendente arrivare ai lettori non è semplice; i trust ormai consolidati tra grandi editori e distributori lavorano sui grandi numeri e impediscono un accesso realmente efficace nel circuito librario ai non allineati, e le librerie online richiedono o meno i libri ai piccoli editori a loro piacimento senza strutturare alcuna strategia di incremento vendite con gli editori stessi. La conseguenza di questo, per noi editori di modeste dimensioni, è la minimizzazione degli incassi e la conseguente riduzione dei progetti attuabili. Possiamo contare solo sul sostegno dei lettori, che in questo contesto diventa determinante, e in base a quello faremo il più possibile. Più acquisterete, più farete conoscere e acquistare i nostri volumi ad amici, nemici e parenti, più titoli riusciremo a produrre.

Vale la pena di resistere, e resisteremo il più a lungo possibile col vostro sostengo.

Salutandovi, passo a elencare novità e progetti.

                                                                                         Armando Corridore

giornate della cultura
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Fanno sul serio

Questa la tesi di fondo del libro di Luigi Copertino Cristianesimo, proprietà e Great Reset. Breve esame del “Mondo Nuovo” tra distopia e Tradizione (160 pagine, 16 euro), pubblicato dalla edizioni Radio Spada, con prefazione del presidente aggiunto onorario di Corte di Cassazione Francesco Mario Agnoli.

Il libro legge la realtà attuale aderendo all’idea, da Bauman in poi declinata in vari modi, secondo cui l’umanità sta vivendo un passaggio epocale: dalla modernità solida, ormai alle nostre spalle, stiamo transitando verso la postmodernità liquida. Un mare ignoto, dice Copertino, rispetto al quale gli strumenti di orientamento finora usati – quelli del vecchio razionalismo occidentale di matrice illuminista – non funzionano più. Tutto ciò sul piano meramente terreno, mentre in termini escatologici siamo di fronte all’ennesimo caso di hybris, quell’umana tracotanza che pretende di estromettere Dio mettendo al suo posto l’uomo stesso.

Il modello verso il quale stiamo procedendo a grandi passi, afferma l’autore, è quello del Great Reset sostenuto dai rappresentanti del Nuovo Ordine Mondiale. Sotto il profilo politico-economico consiste in un ampio processo di concentrazione capitalistica su scala globale, a danno delle classi medie. Si presenta come “capitalismo inclusivo” (una leggenda alla quale sembra credere anche l’attuale vertice della Chiesa cattolica), ma è in realtà una forma di esproprio. Perché l’inclusività – si vedano in proposito le linee indicate dal World Economic Forum, capofila del Nuovo Ordine Mondiale – non viene intesa come un aiuto ai più poveri, ma come un modo per sostituire la proprietà privata con forme di leasing e di sharing dei beni prodotti dalle grandi multinazionali e dei servizi concessi dalle stesse.

Nel libro si citano a questo proposito alcune eloquenti dichiarazioni di Ida Auken, già ministro dell’Ambiente della Danimarca, la quale, in un saggio che immagina il nostro modo di vivere nel 2030, scrive: “Benvenuti nella mia città, o dovrei dire “la nostra città”. Non possiedo nulla. Non ho un’auto. Non ho una casa. Non posseggo alcun elettrodomestico o vestito. Potrei sembrarvi strana, ma tutto ciò ha perfettamente senso per noi in questa città. Tutto ciò che voi considerate un prodotto ora è diventato un servizio. Abbiamo accesso ai trasporti, agli alloggi, al cibo e a tutto ciò di cui abbiamo bisogno nelle nostre vite quotidiane. Poco per volta, tutte queste cose sono diventate gratuite, quindi non ha senso per noi averne tante».

Presentato, inutile dirlo, in salsa ecologista, il progetto sembrerebbe coincidere con il paradiso in terra, e invece si prospetta come l’inferno. Perché “tutte queste cose”, ovviamente, non sono affatto gratuite. E sono in mano a un gruppo di padroni che, in questo modo, controllano tutto e tutti.

Non è certo un caso che la Chiesa cattolica, pur mettendo in guardia dalle forme estreme di egoismo e accumulazione, abbia sempre difeso la proprietà privata come un diritto da cui dipende la dignità della persona. Ma oggi anche gli uomini di Chiesa sembrano obnubilati dalla distopia sostenuta e propagandata dai profeti del Nuovo Ordine Mondiale, alla quale si affianca, come necessario complemento, il Nuovo Culto Mondiale, debitamente unificato, normalizzato e reso funzionale a tutto il resto.

Ancora oggi, spiega Copertino, quando pensano all’abolizione della proprietà privata molti fanno un collegamento automatico con il comunismo. Ma i nemici della proprietà hanno cambiato pelle. Sono i neocapitalisti delle multinazionali e della finanziarizzazione dell’economia.

Ciò che vale per i beni vale anche per il lavoro: addio posto fisso, addio stabilità. Tutto deve essere transeunte, mobile, liquido. Da diritto che era, il lavoro deve diventare concessione, benignamente erogata dall’altro, secondo tempi e modi rispetto ai quali il comune mortale non può e non deve dire nulla. Non fossilizzarsi, non limitare gli orizzonti, non restare ancorati a vecchi modelli: questa la favola raccontata dai profeti del Nuovo Ordine Mondiale. Ma, dietro tutto ciò, non è difficile intravvedere nuove forme di sfruttamento e di controllo, ovviamente funzionali ai progetti (e ai conti in banca) degli “illuminati”, i pochi ottimati che hanno attribuito a loro stessi il compito di guidare le masse. Per il nostro bene, ça va sans dire.

editoria

Francesca Donato

L’anomalia risiede nel fatto che le grandi compagnie del big tech sono orientate a considerare sé stesse come piattaforme, però agiscono come editori.
Questa ambiguità va risolta una volta per tutte. Il sistema democratico, di fronte allo strapotere di questi monopoli delle multinazionali nordamericane, è sotto scacco e bisogna reagire.
Una legge che faccia chiarezza è urgente, perché sono in gioco i nostri diritti e la democrazia.
Lo dico purtroppo nel momento meno favorevole, quando il discorso dominante è quello che vuole trasformare la guerra in Ucraina in una Guerra Totale in cui tutta la nostra vita viene piegata alla logica della “debellatio”, con sempre meno margini di tolleranza. Ma dobbiamo salvaguardare la possibilità di esprimere pensieri e idee diverse, senza assoggettarli mai alla ristrettissima visuale dei censori, che per la sua ristrettezza può portarci alla distruzione economica e al collasso della libertà. Che significa libertà di esprimere idee che gli altri non sono obbligati a condividere.
Esprimo la massima solidarietà mia e di Alternativa a Francesca Donato, affinché possa esprimersi liberamente, così come tanti che vogliono da diverse angolazioni spegnere l’incendio della guerra.

Pino Cabras in https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-macchina-del-faang-contro-la-liberta

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Totalitarismo digitale globale

Fonte: Italicum

Intervista di Luigi Tedeschi a Giorgio Matteucci, autore del libro “Totalitarismo digitale, globale” Arianna Editrice

1)     la pandemia sembra aver determinato una svolta epocale: la storia contemporanea viene ormai suddivisa in era pre – pandemica e post – pandemica. Ma esiste una coerente continuità tra le due periodizzazioni. Con la pandemia non si è accelerato quel processo già in atto di trasformazione della modernità in post – modernità? La pandemia non è un evento che porterà alla definitiva realizzazione di un individualismo ideologico liberale che comporterà mutamenti della stessa antropologia umana con l’avvento dell’uomo virtuale che si sostituirà all’uomo animale sociale?

“Accelerazione” è la parola chiave per comprendere l’effetto che la pandemia da Covid ha avuto nella nostra società. In ogni ambito della vita civile, la gestione della pandemia ha imposto una accelerazione nei processi di digitalizzazione già abbondantemente in atto in epoca pre-pandemica. La didattica digitale a scuola, l’online banking, lo smartworking, la telemedicina, gli acquisti online, il delivery, l’ondemand, le piattaforme per riunioni virtuali sono state le soluzioni proposte dai governi per gestire le prime fasi della pandemia. Ultimamente, con il decreto concorrenza del governo Draghi, si sono messi i taxisti nelle condizioni di competere con le modalità di trasporto offerte dalla piattaforma di Uber.  A queste cose vanno aggiunti i molteplici sistemi di controllo ai quali ci siamo abituati come i termoscanner, le app di tracciamento e, in una prima fase, ai droni. Ed ora il green pass, che altro non è che l’imposizione di quella Identità Digitale su cui lavorano da anni diversi soggetti a livello globale. Il tele-tutto, come è stato chiamato da Andrew Cuomo, è apparso come la soluzione ad ogni problema dell’umanità. Ed è qui che risiede il grande inganno della Covid. Utilizzerei il lessico di George Orwell per definire il modello sociale nel quale siamo entrati. La nostra società è una compiuta realizzazione del “collettivismo oligarchico”, nella quale uno sparuto gruppo di oligarchi non eletti prendono decisioni al di fuori dei democratici contesti parlamentari e condizionano la vita di una massa omologata priva di diritti, sottomessa, sorvegliata e controllata a vista.           

2)     La crisi pandemica ha generato quella distruzione creativa necessaria alla ristrutturazione del sistema capitalista. Fenomeni analoghi si verificarono con le precedenti rivoluzioni industriali. Al di là dei proclami mediatici che periodicamente annunciano nuovi orizzonti per il destino dell’umanità, nella prospettiva storica evolutiva di un progresso illimitato, non stiamo assistendo all’ennesima trasformazione di un capitalismo che sopravvive alle sue crisi riproducendo sempre se stesso? Come può invocarsi quindi il ritorno alla normalità quando, nel contesto del sistema neoliberista, proprio la normalità è il problema?

Le precedenti forme di capitalismo si sono fondate sulla estrazione di materie prime e sullo sfruttamento dell’ambiente. Pensiamo all’oro, al petrolio, ai combustibili fossili, alle cosiddette terre rare, al coltan, al tantalio per la realizzazione delle componenti degli strumenti digitali. Ora, per il nuovo capitalismo, le materie prime da estrarre sono i Big Data, estrapolati dalle attività, dalle esperienze e dalle relazioni umane. Il data mining è la nuova attività estrattiva. L’essere umano è la nuova miniera. Zuboff ha ampiamente descritto il nuovo modello capitalistico, che ribattezza Capitalismo della sorveglianza, e i suoi rischi per l’essere umano. Sin dall’inizio della pandemia ci è stato detto che non saremmo più tornati alla normalità, ma ad una “nuova normalità”.

3)     Il capitalismo nella fase pandemica si è trasformato da capitalismo industriale in capitalismo della sorveglianza. La svolta totalitaria del neoliberismo è evidente. Il dissenso populista e sovranista che si opponeva al neoliberismo globalista sembra scomparso. Il totalitarismo tecnocratico e terapeutico si impone anche nella sfera politica. La tecnica repressiva non viene più messa in atto attraverso la criminalizzazione degli oppositori, ma con la patologizzazione dal dissenso stesso? L’ideologia liberale pretende di basarsi su fondamenti scientifici. Dinanzi alla scienza quindi, ogni forma di dissenso non è di per sé inconcepibile?

Se pensiamo alla situazione politica immediatamente pre-Covid ci rendiamo facilmente conto che il gruppo degli oligarchi globalisti non stavano passando un momento favorevole. Pensiamo alla Brexit, al movimento dei Gillet Gialli in Francia e in Belgio, alle elezioni di Trump, all’ avanzata, nonostante la propaganda di Regime, dei movimenti populisti e sovranisti in diversi paesi. Non sottovalutiamo anche le forti opposizioni che stavano nascendo nei confronti delle nuove reti di telecomunicazioni 5G. Poco prima della pandemia era nata un’ alleanza tra 18 paesi europei per fermare il 5G. Nel 2019, in Italia, i comuni che si stavano opponendo all’istallazione di antenne 5G erano circa 500. Non è un caso che Vittorio Colao, quando ancora non era stato nominato ministro, ma era solo il capo della task force del Governo Conte, nel giugno 2020 abbia elaborato il Piano di rilancio dell’Italia nel quale veniva chiesta l’esclusione di potersi opporre all’istallazione di nuove antenne. È evidente che i piani di globalizzazione e di digitalizzazione, che oggi vanno di pari passo, non possono essere fermati dal dissenso. Questo deve essere marginalizzato, criminalizzato e patologizzato. Lo abbiamo visto durante la gestione delle prime fasi della pandemia. Chi si è apertamente schierato contro le due misure simbolo della gestione della pandemia, il lockdown e le mascherine, ha subito dei TSO. E si badi che sia il lockdown che le mascherine sono state misure fortemente criticate da una buona parte della comunità scientifica. Ad esempio, le curve dei contagi nei paesi che hanno attuato misure restrittive meno severe sono del tutto analoghe a quelle di quei paesi che hanno compresso ogni diritto e libertà. La scienza è diventata uno strumento della politica per imporre il bipensiero orwelliano alla massa. Ad esempio, il principio di precauzione è stato invocato se c’era da testare le cure per le fasi precoci dell’infezione da Covid, ma è stato messo da parte quando c’è stato da approvare in via condizionata dei vaccini sperimentali. Oppure i tamponi andavano bene per scovare gli asintomatici e giustificare le misure restrittive, ma non andavano più bene quando è stato imposto il Super Green Pass.   

4)     L’emergenza sanitaria genera le altre emergenze economiche, sociali e politiche. Una politica emergenziale che ha come obiettivo la preservazione della sopravvivenza induce le masse a condividere misure restrittive della libertà che sarebbero altrimenti inaccettabili. Non si è dunque raggiunto l’obiettivo di imporre un totalitarismo sanitario che comporta la medicalizzazione dell’intera totalità sociale? Con la vaccinazione periodica di massa e la progressiva sostituzione della identità personale con l’identità digitale, non si è affermata una nuova forma di biopolitica che si prefigge la cura dei sani, affinché l’unica finalità dell’uomo consista nella mera sopravvivenza biologica?

Dalla lettura di diversi documenti dell’Alleanza ID2020, dell’ID4D del Gruppo Banca Mondiale o della stessa OMS emerge con una certa evidenza che la diffusione di una Identità Digitale a livello globale sia un obiettivo centrale per queste istituzioni. Un ID che dovrebbe sostituire tutti i nostri documenti e che ci dovrebbe consentire di lavorare, viaggiare, relazionarci con le altre persone. E tutte queste belle cose che potremmo fare con le nostre ID sembrano essere subordinate ai piani di vaccinazione decisi all’interno di gruppi fuori dal controllo democratico, ma che sembrano influenzare fortemente i Governi. Ciò che sorprende è che i programmi di vaccinazione sono considerati le chiavi di accesso all’ID. Non si parla di vaccinazione di massa per motivi di salute pubblica, ma per, ad esempio, registrare le nascite o per implementare i sistemi di pagamento digitale. Si consideri che in Italia, il PNRR prevede tra i suoi obiettivi principali la diffusione dell’ID nel 70% della popolazione entro il 2026. Quali siano gli enormi vantaggi per la popolazione di avere un ID e perché questo debba essere legato a programmi di vaccinazione di massa periodica sono cose che andrebbero indagate maggiormente. I media ora parlano di vaccini, ma la questione dell‘ID non viene mai toccata. A stento si parla del problema del Green Pass, inteso come piattaforma digitale centralizzata in grado di elargire o negare diritti e libertà.    

5)     In Italia la pandemia è stata governata a colpi di DPCM. Tale strumento normativo, ha solo natura amministrativa. La legislazione di emergenza, attuata tramite i DPCM, ha sovvertito la gerarchia delle fonti del diritto, compresa la costituzione, che è stata palesemente violata. Anzi, si è imposta una nuova costituzione materiale. Secondo Carl Schmitt “sovrano è chi decide nello stato di eccezione”. Pertanto con la legislazione di emergenza si potrà d’ora in poi governare anche la normalità. La deriva autoritaria è evidente. La legislazione ordinaria di uno stato democratico, non viene quindi sostituita da una tecnica normativa attuativa di una governance imposta da oligarchie tecnocratiche estranee alle istituzioni? In tal modo, alle oligarchie non viene devoluta nei fatti la sovranità dello stato?

È evidente che le sovranità nazionali e le costituzioni dei popoli sono i nemici numero uno per le oligarchie. Le dichiarazioni di stati di eccezioni o di stati d’emergenza risultano essere gli strumenti normativi più efficaci per esautorare le democrazie. È successo negli ’30 in Germania, quando Hitler dichiarò uno stato d’emergenza che gli permise di assumere Pieni Poteri. In Italia, il DPCM, per quanto occupi un posto infimo nella gerarchia degli strumenti normativi, è quanto di più simile ci possa essere alla formula dei pieni poteri. I DPCM sono emanati direttamente dal Presidente del Consiglio, in totale autonomia dal Consiglio dei Ministri, dal Parlamento o dal Presidente della Repubblica. Diverse sentenze dei Tribunali li hanno dichiarati illegittimi e una sentenza ha persino dichiarato illegittima la dichiarazione dello stato d’emergenza in Italia. Nonostante questo, lo stato d’emergenza è costantemente prorogato e le misure restrittive costantemente inasprite. Siamo arrivati ad una condanna a morte de facto per coloro i quali si ostinino a non voler accettare di scaricare un certificato digitale per poter continuare a lavorare. È evidente che oggi le decisioni non sono più prese all’interno del nostro paese, ma all’interno di organismi internazionali come l’EMA o come l’OMS, che sono finanziati per la maggior parte da aziende private che impongono i propri farmaci e i propri stili di vita. In una situazione come questa, la dipendenza dei singoli Stati da organizzazioni internazionali come l’Unione Europea non fa altro che indebolire le democrazie.

6)     Durante il lockdown abbiamo assistito a penose manifestazioni di esultanza di un popolo che nella reclusione domiciliare dalle finestre plaudiva, cantava, esponeva striscioni multicolori con lo slogan “tutto andrà bene”. Tale fenomeno potrebbe essere analizzato alla luce di una teoria esposta da Andrea Zhok nel libro “Critica della ragion liberale”, denominata “La sacralizzazione della vittima”. La ragione liberale non riconosce valori etici se non quello del “sentimento della libertà negativa”. L’uomo infatti deve essere libero da ogni legame, legge, valore etico, che ostacoli lo sviluppo della libera individualità. Pertanto, con la negazione della libertà, l’individuo, leso in un suo diritto fondamentale, assume lo status di “vittima”. La vittima è incolpevole, gode di una condizione che esige riconoscimento, che genera identità, innocenza e autorità morale. Quindi la segregazione di massa ha prodotto consenso ed entusiasmo, in quanto il popolo si è identificato collettivamente nel ruolo di protagonista passivo del processo di “sacralizzazione della vittima”. Il fine ultimo del totalitarismo pandemico non è dunque quello di indurre il popolo ad amare le proprie catene?

Condivido pienamente le analisi di Zhok, uno dei pochi pensatori italiani che sono riusciti a mantenere autonomia e lucidità nel pensiero. Albert Camus sosteneva che “il benessere dell’umanità è sempre l’alibi dei tiranni”. Si può provare ad imporre una dittatura con la forza, ma gli esempi storici ci dicono che questi tentativi sono destinati a fallire. Huxley, in una lettera a Orwell, fa presente che “la politica dello stivale in faccia” non è destinata a durare. L’unica strada percorribile per le oligarchie è quella di provare ad istaurare una dittatura dolce, una forma di totalitarismo pervasivo e accettato come salvifico e liberatorio dalle vittime stesse dei tiranni. Lo stesso Platone, già nel V sec. A.C., aveva descritto la condizione umana assimilandola alla figura dello schiavo disposto ad uccidere chi voglia liberarlo. Credo che siamo arrivati ad un punto, oggi, in cui è necessario più che mai rivolgere la nostra attenzione nei confronti dell’educazione, di ciò che avviene nelle scuole, ad esempio. Se non vogliamo irrimediabilmente ritrovarci a vivere in una società improntata sul modello dell’oligarchismo collettivista, dobbiamo fare in modo che le nuove generazioni siano educate a contrastare due tendenze insite nell’anima umano, potenzialmente pericolosissime. Mi riferisco alla tendenza al conformismo, studiata a livello sperimentale dallo psicologo Salomon Asch negli anni ’50, e alla tendenza alla obbedienza cieca all’autorità, studiata a livello sperimentale dallo psicologo Stanley Milgram negli anni ’60.