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La catena interrotta

L’AUTORE

Guido Giacovazzi è nato ad Asmara (Eritrea) nel 1934 da famiglia pugliese. Dal 1980 vive in Grecia dove, dopo avere lavorato nel campo assicurativo anche in Africa e in Sudamerica, inizia a scrivere le sue opere. Nel 2000 pubblica il suo primo libro, “Tre Generazioni nel Corno d’Africa”, saggio storico che narra le vicissitudini della sua famiglia trasferitasi in Eritrea e in Etiopia agli albori del 1900. Nel corso di quest’ultimo decennio l’Autore scrive e pubblica “Il Barone” che ha partecipato anche all’ultimo Salone del Libro di Torino, e “La Catena Interrotta”. Con “Racconti Africani” di prossima pubblicazione, Guido Giacovazzi rivisita l’Etiopia dell’epoca dell’effimero Impero dell’A.O.I. e quella del “dopo Menghistu”, dittatore sanguinario della fine del 1900.

Un libro che parla di tutto il sesso possibile (lecito o no) e dove le parole non toccano mai la volgarità, non la sfiorano neppure. Lo scrittore Guido Giacovazzi in “La catena interrotta” è riuscito magistralmente a trattare un tema difficile, per certi versi scabroso, senza sconfinare in un linguaggio che possa infastidire il lettore. Al contrario ha affrontato l’argomento con eleganza, intelligenza e grande sensibilità. Sesso, dunque: con prostitute, tra uomini, per denaro e soprattutto tra padri-padroni e giovavi figli maschi . Sesso in famiglia, ma anche fuori da essa, sesso per capire meglio se stessi, ma anche sesso innaturale, all’estremo della perversione. L’atmosfera che si respira, pagina dopo pagina, diviene particolare quando si racconta di pedofilia, della violenza fisica e psicologica di un uomo su un bambino. Di un padre sul figlio, che una volta adulto farà la stessa cosa con il proprio, generazione dopo generazione, in un sorta di iniziazione al mondo gay come fosse indispensabile e dipendesse da una forza incontenibile il tramandare un marchio a vita sul corpo e sull’anima. L’eredità di un segreto personale, quindi, insieme alla negazione totale della figura femminile. Una catena composta da anelli fatti di usi e soprusi, non facile da spezzare. E che, come rivela la fine del romanzo, non è certo un uomo a interrompere.

 

( Rossella di Marco – 5 dic 2011 )