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La storia si fa da sé

Fonte: Pierluigi Fagan

Il tema del post è, in parte, culturale partendo da un libro. Il punto è, in breve, che negli ultimi decenni le questioni principali della nostra forma di vita associata, sono state monopolizzate da questioni economiche. Nel tempo, si è diffusa una incerta ma comunque abbastanza spessa, coltre di conoscenza di questo argomento. Molti amici economisti o con specifica cultura relativa obietteranno che questa presunta “cultura” non c’è affatto e quando c’è è distorta. Senz’altro, è sempre tutto relativo al parametro di comparazione. Proprio in termini di comparazione relativa però, ora che il paradigma economico sta lasciando il campo di gravità centrale dei fenomeni del mondo al paradigma delle relazioni internazionali-politica estera-geopolitica, si nota maggiormente la totale e diffusa ignoranza che i più hanno dell’argomento. Ci sono cose di questo argomento, come di ogni argomento, i fondamentali diciamo, che sarebbe bene avere altrimenti il dibattito pubblico non progredisce e si finisce a discutere del perché l’acqua è liquida con gente che non sa nulla né di acqua, né di proprietà emergenti. Che poi sono i più arrabbiati, quelli con cui ogni discussione è vana poiché primitiva, confusa, inquinata da apriori infondati potenziati da ansia indotta.
E veniamo al caso specifico. Si tratta del libro di un particolare tipo di storico, uno storico di relazioni internazionali, Pierre Grosser, specializzato nella sfera asiatica. Dico subito che non consiglio particolarmente la lettura se non avete un interesse specifico, è tra l’altro un libro faticoso. L’oggetto specifico è lo sviluppo della storia sotto il profilo delle relazioni internazionali e sfere di potenza in Asia, nel Novecento, da poco prima l’inizio del secolo al 1991.
Esplicitamente o implicitamente, il libro dice tre cose.
La prima è quanto poco senso ha la nostra condivisa visione della storia recente totalmente centrata sulla sfera occidentale. Che sia occidentale o orientale, la “sfera” è appunto tale, un tutt’uno. Dall’Impero russo poi sovietico a quello britannico, dai francesi agli americani, dal doppio conflitto mondiale alla guerra fredda, dalla bomba atomica alle vicende del comunismo in atto, nulla si può comprendere delle loro logiche di sviluppo, se non si inquadra anche il quadrante orientale coi suoi attori (Giappone, Cina, India, Pakistan, Coree, Vietnam, Indonesia etc.) specifici, mossi da logiche indigene. È questo un punto epistemologico importante, il come tagliamo i nostri oggetti di conoscenza per semplificarli, qui il caso è geo-storico, ma più in generale è un problema gnoseologico. Economisti che non sanno nulla di geopolitica, geopolitici che non sanno nulla di economia, entrambi che non sanno nulla di storia o storia culturale, religione e molto altro. Noi proiettiamo la forma che ha preso la nostra conoscenza divisa in discipline su un intero, il mondo e pretendiamo di ridurre il mondo al taglio disciplinare e poi ideologico di cui siamo “esperti”. Questo è un problema strutturale, si dovrebbe cominciare a parlarne poiché problemi come le questioni ecologiche, la nuova guerra fredda o forse calda, le politiche di energia, certo l’economia e la finanza (dalla fine della globalizzazione ingenua al problema delle valute di riserva), le guerre, tra cui quella per il primato tecnologico, presuppongono trame intrecciate di cose che troviamo in più discipline. Poiché l’Io penso è sempre individuale ed è sempre l’unico forno in cui è possibile cucinare una pietanza nel suo complesso, al di là degli inviti certo utili a far colloquiare tra loro esperti di varie discipline, ci sarebbe forse bisogno di allargare il campo di formazione ad alcuni generalisti relativamente esperti, che possano poi legare tra loro gli esperti disciplinari specifici.
La seconda cosa che dice il libro sebbene in maniera implicita, è quanto sia complesso ovvero intrecciato ed aggrovigliato in sé stesso il campo in questione, il campo della relazioni internazionali, geopolitica, sfere di potenza. La lettura l’ho definita “faticosa” perché vengono sì citati velocemente i fatti storici, dalla guerra navale russo-nipponica a Tienanmen, ma la loro conoscenza è data per scontata, non vengono raccontati. Quello che viene raccontato continuamente è invece un groviglio del tipo: “A era preoccupato che B lo potesse aggredire così si è appoggiato a C, il quale però aveva interesse a D che però era alleato di B, così ha fatto un accordo segreto con A, e proprio quando s’è trattato di far guerra preventiva ad A, B ha dichiarato guerra a D con cui però B aveva buoni rapporti, creando un problema che … etc.”. Di mezzo ci sono tranelli, trucchi, propaganda, falsi movimenti, complotti, alleanze, alleanza tradite, accordi segreti, dissimulazioni, inganni, sgambetti tra potenze ed aspiranti tali, trattati scritti e poi stracciati, con leader che emergono da dinamiche di potere spesso non analizzate per riduzione di complessità, popolazioni che hanno sempre e comunque un peso non indifferente nelle scelte operate, secondo loro mentalità propria o più spesso indotta. Essendo poi uno “storico” propriamente detto cioè non solo un narratore di fatti a loro volta letti da qualche parte, Grosser fa a volte riferimento a documenti de-secretati o archivi resi disponibili a posteriori, che mostrano la contraddittorietà ed a volte l’incertezza stessa della trama storica che poi noi leggiamo come un flusso ordinato e più o meno coerente. Lo si nota perché i più invitati al proscenio degli eventi del mondo recente, scambiano le narrazioni coi fatti, per carità sempre complicati da accertare ma insomma che gli asini non volano è un fatto.
La terza cosa è poi un insieme di cose che sono poi i contenuti propri del libro e delle sue analisi. In breve, l’Asia è ovviamente un mondo nel mondo. Nella prima fase di questo secolo sfalsato, è stata vittima abbastanza inerte dell’imperialismo e colonialismo europeo e solo a rimorchio e perifericamente, americano. Russi, francesi, britannici, olandesi, tedeschi, spagnoli, portoghesi, scrivono pagine di storia, non gloriosa invero, appena un secolo fa quando oggi sembra incomprensibile come queste nazioni avessero così tanta brama e potere di poterla soddisfare. La bellezza monumentale delle capitali di questi stati europei è spesso fatta con la ricchezza estorta con violenza armata dall’Asia e da altre parti di mondo che ormai si sono emancipate o sono cadute in altro dominio. Lo si sottolinea per ragioni funzionali, non morali. Questa situazione svolta in una transizione violenta come al solito condotta dalla guerra, la guerra ha spesso questa funzione storica di comprimere tanto in poco (tempo), riducendo la complessità di certi passaggi. Nel caso, due guerre mondiali o una guerra in due fasi più una coda (Corea, Vietnam, due Afghanistan ed altri conflitti minori locali). Estromessi gli europei, rimangono un Giappone normalizzato ed ormai dependance degli US che però ad un certo punto sembra sfidare sul piano economico, l’Unione Sovietica in genere più interessata all’Europa che all’Oriente, in stabile competizione anche con la Cina ormai maoista (magari alcuni studiando il lungo conflitto di potenza tra Unione Sovietica, Cina, diretto o via Corea del Nord, Vietnam e Cambogia, scoprirebbero che il motore del conflitto non è sempre necessariamente il capitalismo o che molte insurrezioni “comuniste” erano soprattutto nazionaliste, alla faccia dell’internazionalismo che è cosa teorica più che concreta) divaricazione in cui si infilano gli indiani, i pachistani, gli americani, i vietnamiti. Dopodiché termina la guerra fredda, scompare per il momento il giocatore russo ed inizia nel 1979 la pax asiatica che dura tutt’oggi, anche se sembra andare incontro a nuove turbolenze. Dal ’46 al ’79 l’80% dei morti in guerre è stato in Asia, da allora ad oggi solo il 4%. Tra guerre, carestie (il Grande Balzo cinese) e massacri interni (tra cui l’Indonesia), nuove potenze atomiche (India, Pakistan, Corea del Nord), emerge un nuovo equilibrio di scambi economici e la nuova realtà multipolare che in Asia è dato di fatto. Sono 562 pagine di grovigli per 100 anni quindi nessuna sintesi può darne conto.
Quindi: tra riarmo giapponese (anche nucleare?), nuove alleanze militari promosse dagli US, agitazione della delicatissima questione Taiwan, il rapporto complicato tra Cina ed India (spesso via Russia), crisi politica pakistana, possibile crisi economica nel sud-est (Asean), lotte egemoniche sul modello (democrazia di mercato o vari tipi di potere politico dominante), questioni identitarie-confinarie lascito del disordine geografico-politico dell’Impero britannico, ma anche vecchie ruggini storiche locali che non si cancellano nella memoria storica se non col tempo, sovra-estensione russa (Ucraina, Artico, Siria, Africa), questione energetiche e valutarie, sei-più-una potenze atomiche (Russia, Cina, Corea del Nord, USA, India, Pakistan, ma con UK sempre pronta a tornare in gioco), scossoni procurati alla rete globalizzata che tanto ha beneficiato il quadrante, come chiude l’Autore: Nel XXI secolo, la storia del mondo si deciderà ancora in Asia.
Sfere di potere, logiche e fatti da conoscere, sfere di conoscenze, questo era il menù del post, pesante come il libro, mi spiace ma non ho saputo far di meglio.

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